“In Italia anche i carceri sono fuori dalle norme europee!”

Nell’ambito dell’iniziativa “Secondo Ferragosto in carcere” promossa dai Radicali di Sondrio e Lecco, il 14 e il 15 agosto ho visitato i carceri di Lecco e Sondrio, in compagnia dei militanti radicali locali, Alberto Consonni, Vanda Panzeri, Gianfranco Camero, Giovanni Sansi, Federica Ciapponi e Mario Dell’Oca. A Lecco siamo stati ricevuti dal Vice Comandante Giovanna Propato, il sovrintendente Pasquale di Donato e il dirigente medico dr. Luigi Fonte, che hanno dato la loro completa disponibilità facendoci visitare ogni angolo del carcere, le celle e consentito colloqui con i detenuti. I funzionari penitenziari hanno sottolineato che la nostra iniziativa era molto gradita per mettere a fuoco e far conoscere all'estero i problemi che riguardano tutta la popolazione penitenziaria (detenuti, personale di sorveglianza e amministrativo (sempre in numero troppo ridotto) e per evidenziare e portare a conoscenza del Parlamento e dei cittadini italiani le carenze rispetto al dettato costituzionale che stabilisce recupero e reinserimento dei detenuti. Per dare l’idea del sovraffollamento dei carceri italiani ecco alcune cifre. Nel carcere di Leccoattualmente sono 64 i detenuti, a fronte di una capienza di 80. Pensate, nel maggio 2009 la capienza massima stabilita era di 50; poi, non si capisce su quali basi, è stata aumentata da 50 a 80, nonostante gli spazi all'interno del carcere siano decisamente angusti. Le celle mt. 4 x 2, compreso un piccolo servizio dotato di doccia e water privati. Lo spazio per le ore d'aria è di 200 mq.; lo spazio per le attività ricreative pure molto ridotto. I detenuti: 27 sono in attesa di giudizio, di cui 13 con sentenza di 1° grado; 17 sono extracomunitari e 8 europei. Il personale penitenziario è di 50 unità, di cui effettivi 27, oltre al personale amministrativo contabile, medico ed educatrice; 14 detenuti lavorano in carcere. Rispetto al 2009 sono  presenti: 10 ore al mese uno psicologo per i detenuti definitivi, pagato dal Ministero (mancano i fondi per una presenza più significativa); 1 psicologo e 1 psichiatra pagati dal Servizio Sanitario, per gli altri secondo necessità. Ma ripetuti e continui tagli ai capitoli di bilancio mettono in crisi la gestione del carcere di Lecco, nel quale non è possibile efffettuare alcuna manutenzione. Per i lavoranti detenuti, la disponibilità di fondi è ridottissima, e pur desiderando lavorare non è possibile per un maggior numero di detenuti offrire un posto occupazionale.

 
Sovraffollamento dei carceri di Lecco e Sondrio

Analoga la situazione del carcere di Sondrio. A fronte di una capienza regolamentare di 27 posti (e tollerata di 48) sono attualmente presenti 38 detenuti comuni, tutti uomini, di cui 17 con condanna definitiva, e 21 in attesa di giudizio; 15 sono tossicodipendenti, di cui 7 in terapia metadonica, 2 detenuti presentano patologie di tipo psichiatrico e 1 è sieropositivo. Gli stranieri sono 11, 8 detenuti lavorano come dipendenti dell’amministrazione penitenziaria per lo svolgimento delle mansioni ordinarie interne all’istituto (cucina, pulizia) e uno lavora come dipendente all’esterno in qualità di “semilibero”. Quanto al personale operante nel carcere, sono in servizio effettivo 25 agenti (rispetto ad una pianta organica che ne prevede 28), 2 educatori (sui 3 prescritti) e uno psicologo. Per quanto concerne la struttura, che risale a circa un secolo fa, nella sezione centrale vi sono celle di 8,4 mq che ospitano 2 detenuti e altre di 27 mq che ne contengono 4, con bagno collocato in vano separato (senza doccia e acqua calda) e 2 locali doccia comuni; in altra sezione sono situate 3 celle ad uso provvisorio decisamente indecorose (fortunatamente vuote) poi, oltre alla cucina e all’infermeria, vi è una sala adibita a biblioteca, un locale con 4 computer, una spaziosa palestra adeguatamente attrezzata e area passeggi spoglia e decisamente angusta di circa 100 mq (sono previste quotidianamente 4 ore d’aria e 2 di “socialità”). Altrettanto inadeguata risulta essere l’area colloqui, piccola e divisa da un lungo piano, a cui talvolta si sopperisce mettendo a disposizione una saletta che garantisce un po’ di riservatezza, mentre rimane affidato alla sensibilità del personale l’eventuale attesa di accesso al colloquio fuori dal portone di ingresso.

La condanna all’Italia da parte della Corte Europa

E’ il caso di ricordare che il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (proprio in una sentenza contro l’Italia) hanno stabilito degli standard minimi per la detenzione: 7 mq per un detenuto, 10 per 2, 13 per 3 e non meno di 15 per 4 detenuti, mentre almeno 8 ore al giorno dovrebbero essere trascorse fuori dalla cella. Ciò premesso e tenuto conto delle condizioni spesso infernali che riguardano buona parte del sistema penitenziario italiano, nel complesso la condizione del carcere di Sondrio appare accettabile: discrete le opere di manutenzione degli interni e dei servizi igienico sanitari, così come l’alto livello della coscienza e dell’impegno degli addetti alla funzione di polizia penitenziaria, ben diversa, almeno nelle intenzioni, da quella che un tempo si chiamava “guardia carceraria”. È utile rilevare come anche in questo contesto locale, l’incidenza di detenuti in attesa di giudizio superi la metà (55%) e pertanto si possa supporre un ricorso eccessivo, e spesso illegittimo, allo strumento della custodia cautelare, in contrasto con il principio costituzionale in base al quale "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva"; per altro verso risultano evidenti gli effetti nefasti dell’attuale legislazione in materie di droghe che anche a Sondrio vedono implicati circa il 40% dei carcerati.

La mozione del Pd presentata in Parlamento

L’11 gennaio di quest’anno, insieme all’allora Segretario del Pd, Dario Franceschini e ad altri numerosi colleghi del Partito democratico, ho presentato alla Camera dei deputati una mozione sulla grave situazione del sistema carcerario italiano, che non regge più il sovraffollamento e i ritardi della giustizia. Nelle strutture carcerarie italiane - si sottolinea nella mozione - sono circa 66.000 i detenuti, una cifra che è destinata sempre ad aumentare. Si tratta di un «primato» mai raggiunto nella storia repubblicana che pone problemi molto rilevanti. I 206 istituti di pena possono, infatti, «tollerare» 64.237 detenuti nonostante, da regolamento, non potrebbero ospitarne più di 43.087.Quella mozione, come ho avuto modo di ricordare ai miei interlocutori di Lecco e Sondrio, impegnava il Governo italiano ad affrontare concretamente, mediante una mirata e lungimirante programmazione, la grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena, ponendo particolare attenzione alle condizioni di vita dei detenuti, allo stato dell'edilizia penitenziaria, agli spazi detentivi e a quelli comuni, in relazione anche al profilo specifico dei detenuti medesimi (tossicodipendenti e affetti da malattie psichiatriche). Inoltre, per affrontare anche i numerosi casi come quelli di Lecco e di Sondrio, si chiedeva di assicurare, con adeguati provvedimenti organizzativi e di finanziamento, l'attuazione del diritto allo studio e al lavoro in carcere. In Italia, pur essendo un tema poco appassionante per le specifiche caratteristiche di tutta la popolazione penitenziaria (detenuti e personale), insieme ai parlamentari più sensibili e attenti a questo problema, continuerò a monitorare la situazione e a occuparmene sia in Parlamento sia nelle sedi penitenziarie”.

On. Gianni Farina
27 agosto 2010