Viva la libertà, viva l’Italia, viva la nuova l’Europa!

Non all’equiparazione Fascismo e Antifascismo - Quest’anno la celebrazione del 25 Aprile ha assunto un significato politico particolare. Per la prima volta è stato un anniversario condiviso da quasi tutte le forze politiche italiane. La festa di sabato rappresenta uno straordinario passo avanti della Democrazia italiana. Però non ci dovranno essere ambiguità: una cosa è il rispetto e la pietà umana per i caduti di tutte le guerre, un'altra cosa è l'equiparazione. « In quella guerra - come ha dichiarato il Segretario del Pd Dario Franceschini - c'era chi era dalla parte sbagliata, insieme al nazismo e al fascismo, e c'erano i partigiani che stavano dalla parte giusta, insieme agli Alleati per restituire all'Italia libertà e democrazia ». (g.f)

La Resistenza italiana,
tema di grande e straordinaria attualità , eroica lotta per la libertà di un popolo , di una Nazione, per il riscatto di una bandiera, per la riaffermazione di ogni essere umano a vivere la sua  vita tra libere comunità nel contesto dei popoli e delle nazioni. La Resistenza italiana è ancora oggi attuale, in un mondo e in sue tante parti, travagliato dalle guerre, dalle miserie dei tanti, dalle oppressioni, dalle chiusure e dagli egoismi della parte ricca del pianeta. Ricordare la Resistenza non come fatto, avvenimento risalente ad una storia lontana, di interesse puramente culturale per pochi mandarini del sapere. Ricordarla e collocarla nello zenit della democrazia italiana. Come la fiammella che rischiarò il buio e le tenebri del totalitarismo. Precostituì le condizioni per ridare la sovranità popolare alla Nazione, per far rifiorire l’albero della democrazia con la costituzione repubblicana, frutto del contributo di tante espressioni filosofiche e culturali che trovarono, nel pur aspro confronto, la sintesi per la pari dignità dei diversi ma uniti sui principi di fondo e nei superiori interessi della Nazione. La Resistenza italiana difficilmente potrebbe essere capita se non si risalisse alla lunga e costante opposizione alla dittatura fascista ad opera di ristretti nuclei in patria e di coloro, umiliati e costretti all’esilio.

Gli anni bui del totalitarismo fascista
La Resistenza italiana che vive anche quando tutto sembra perduto, come ci insegnarono Giacomo Matteotti, assassinato nel mentre si stava chiudendo la tenaglia totalitaria, Antonio Gramsci, di fronte al tribunale speciale, che lo condannò alla distruzione fisica e morale, e Don Minzoni, sacerdote, organizzatore dei lavoratori cattolici romagnoli, assassinato ad Argenta dai fascisti perché combatteva contro gli interessi degli agrari nella Regione. Il compito degli uni e degli altri, in Patria e all’estero, fu, in quegl’anni , durissimo e disperato. Fu durissimo all’interno, perché parve che il fascismo avesse sconfitto definitivamente i suoi avversari e potesse celebrare una vittoria storica e incontrastata. Fu durissimo all’estero, tra i fuoriusciti, fra gli altri: Ernesta e Luigi Campolonghi, Di Vittorio, Sportelli, Squarzi, Buozzi, Amendola, Pertini e tanti altri, perché sembrò spesso che anche le nazioni democratiche si piegassero a compiacenti atteggiamenti e favori verso il regime fascista. La guerra scoppiata nel 1940 rivelò quanto grave fosse lo stato di impreparazione del Paese e quanto bolsa e nuda fosse la retorica imperiale del regime. La disfatta militare fu fatale al fascismo già dal 1942. Il colpo di Stato del 25 Luglio 1943 si può spiegare come il tentativo del Re di abbattere il fascismo e il suo capo ma di continuarne nella sostanza il regime repressivo e reazionario. E infine, l’otto Settembre, l’annuncio dell’Armistizio, la fuga del Re e del Primo Ministro Badoglio nell’Italia del sud liberata. La disfatta militare, come ho detto, fu fatale al regime. Miglia di soldati, abbandonati alla terribile rappresaglia nazista, combatterono e perirono, ovunque annientati, anche perché in nessuna città (salvo in parte a Roma), le autorità militari,  prive del vertice supremo, vollero armare i cittadini, che pure lo chiedevano, per difendere la Patria dalla nuova oppressione Nazista. Chi riuscì a sfuggire alla cattura tedesca ritornò a casa o si rifugiò sulle montagne, costituendo i primi nuclei armati della resistenza.

La lotta partigiana per la libertà
Nel frattempo, a Roma e Milano, si costituivano i Comitati di liberazione nazionale. Iniziò una lotta aspra e drammatica contrassegnata da resistenze e incomprensioni degli alleati anglo-americani che mal sopportavano un ruolo della resistenza che andasse al di là di azioni di sabotaggio contro le linee tedesche. Lotta per la libertà che divenne di lì a poco fatto generale di tutto un popolo: delle masse contadine impegnate nell’aiuto ai partigiani e nel sabotaggio agli ammassi fascisti e degli operai, con gli  scioperi del ‘43 e del ‘44. La straordinaria importanza della lotta antifascista di liberazione nazionale sta nel pluralismo delle forze organizzate contro il totalitarismo -  le brigate Garibaldi, le Matteotti , Giustizia e liberta, le brigate del popolo cattoliche, guidate a Milano da un protagonista del riscatto economico e sociale del dopo guerra italiano, Enrico Mattei, sino a frange liberali e monarchiche - e tutta nel numero dei partigiani combattenti e dei patrioti: c.a. 350.000 uomini e donne di cui, più di sessantamila caddero in combattimento, e oltre trentamila rimasero mutilarti e invalidi. Esempi di straordinario valore della capacità del Comitato di liberazione nazionale di svolgere, nel contempo, anche un’azione efficace, nazionale e di governo, furono la creazione delle libere repubbliche dell’Ossola, della Carnia, e delle Langhe. La Resistenza non si limitò quindi alla guerra contro i tedeschi ed i fascisti. Ne indicò l’esigenza profonda di rinnovamento democratico e sociale del paese. Ciò rappresentò la più importante garanzia di vittoria culminata con l’insurrezione popolare del 25 Aprile del ‘45. Da lì iniziò il processo democratico che ebbe il suggello popolare il 2 Giugno del ‘46 con la scelta repubblicana e l’elezione a suffragio popolare dell’assemblea costituente presieduta da una figura di grande prestigio, Umberto Terracini. Assemblea costituente per una nuova costituzione, definitivamente promulgata, il 27 Dicembre del 47.

La Costituzione italiana come l’albero della democrazia
La costituzione i cui principi fondamentali definiscono i lineamenti generali della repubblica: stato democratico, sovranità popolare, pari dignità sociale e eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, diritto al lavoro, autonomie locali, tutela delle minoranze linguistiche, reciproca indipendenza di Stato e Chiesa, libertà religiosa, diritto d’asilo, ripudio della guerra. L’innovazione più originale e profonda nell’ordinamento dello stato disposto dalla costituzione repubblicana, è l’istituzione delle Regioni, che per la loro natura autonoma e per i poteri loro deferiti, danno inizio alla trasformazione dello Stato, politicamente accentrato, tipico della monarchia e del fascismo, in uno stato capace di accogliere in un organico equilibrato sistema di centri di potere popolare tutte le spinte feconde della nazione. Resistenza e Costituzione Repubblicana, rami fiorenti dell’albero della democrazia alle cui radici si aggrapparono le menti migliori della rinnovata Repubblica Italiana, per iniziare l’opera, difficile e complessa, della ricostruzione civile e morale dell’Italia. Dignità, libertà, eguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia, i valori fondamentali sui quali si è costruita la nuova identità nazionale.

Gli emigrati, i resistenti del dopoguerra italiano
Sono i valori per i quali hanno combattuto, in un lungo dopoguerra, i protagonisti degli esodi di massa, i nuovi resistenti, i milioni di emigrati come voi, come tanti di noi, come noi tutti nelle terre d’Europa e del mondo. Da emigrati, spesso oppressi, umiliati, offesi, a cittadini protagonisti della rinascita nazionale e del progresso civile e democratico della nuova Europa. Raccogliamo l’appello commosso e sincero del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a mantenerli vivi quei valori, perché possano essere la bussola per indicarci il cammino su cui troveremo i disperati che bussano alle nostre porte, perché non abbiano a subire i torti indissolubilmente incisi nella nostra memoria. Se ci riusciremo, avremo assolto  al nostro ruolo. Altri avranno alzata alta la bandiera di un nuovo Rinascimento. Come noi cittadini italiani, come noi cittadini europei, costruiremo l’Europa e il mondo. Per gli altri popoli, per i nostri figli e per i loro.
Viva la libertà, viva l’Italia, viva la nuova Europa!

On. Gianni Farina