Berna, Basilea, Nizza. Un 25 aprile nel ricordo di Sandro Pertini

La comunità italiana ha celebrato la ricorrenza del 25 aprile 1945 in tutta Europa.

Terminata la folle avventura totalitaria, l’Italia, grazie anche ai combattenti per la libertà, ritrovava il suo posto tra le nazioni libere e democratiche. A Nizza come a Bruxelles, Londra e Zurigo, ovunque, tanti nostri cittadini hanno voluto esprimere una forte testimonianza di solidarietà e partecipazione. Chi scrive è stato a Berna e Basilea. Mi ha colpito e commosso la presenza di giovani accanto ai protagonisti dell’emigrazione di massa degli anni cinquanta sessanta, per i quali la resistenza è stata spesso vissuta sulla propria pelle nella perpetuazione di uno stato di difficoltà sociali e morali della diaspora italiana. Ottima l’idea di Zurigo di chiedere agli allievi delle scuole italiane operanti all’interno della Casa d’Italia un loro contributo artistico sul significato del 25 aprile. In altri posti - Nizza, Berna, Basilea - ha dominato la leggendaria figura del Presidente Sandro Pertini. Niente di meglio, su questa nostra terra, per riannodare i nodi con quell’eroico passato.

Sandro Pertini: un nome, una storia. Ricordo lo zio Lino Farina, il comandante che aveva condiviso con lui l’esilio in Francia e in Belgio. La corrispondenza tra i due nel dopoguerra, l’amicizia, la stima tra due uomini a cui il destino aveva regalato un diverso avvenire. Lo zio Lino morì prima che Pertini salisse allo scranno più alto della presidenza della camera dei deputati e poi al Quirinale. Fui a Nizza, il 25 settembre del 2011, alla posa ai giardini Wilson, presso l’allée Pertini, della targa in ricordo del Presidente che aveva soggiornato da esiliato in quella città così vicina ai cuori e alle menti dei nostri cittadini. Presenti, la signora Lombardi, sindaco di Stella, il suo villaggio natio, i soci della fondazione dediti a preservare la memoria del grande Presidente. “Mi mancherai”, dice il titolo di quel documentario realizzato dall’associazione nazionale Sandro Pertini. E l’affermazione ha per tutti un certo non so che di personale, intimo, discreto, come si è soliti ricordare un caro parente partito nell’infinito dei più. Nel 1981 Pertini fu a Berna in visita di stato. Non ti dico l’ammirazione dei confederati per quell’arzillo vecchietto che sprizzava gioia e saggezza in ogni suo dire e fare. L’ovattata politica svizzera ne fu attratta e folgorata.

Pertini chiese di ricevere i rappresentanti della comunità italiana, riuniti, allora, nel Comitato Nazionale d’Intesa. Fui tra quelli. E in tale occasione, potei riallacciare i fili con la storia personale della famiglia Farina. Che cosa ci ha lasciato il 25 aprile del ‘45 se non le vicende umane di uomini e donne che odiavano la guerra e amavano la libertà e proprio per questo furono gli eroici artefici della rinascita nazionale. Riscattarono il tricolore e posero le basi per un nuovo risorgimento immortalato dalle pagine memorabili di Giuseppe Mazzini nella “Giovine Italia e Giovine Europa”. Quanta preveggenza in quei combattenti - europei Ante litteram - nell’indicare la strada dell’Unione e della convivenza dei popoli europei. Il nostro continente era avvolto dal buio della notte. Eppure quei visionari, colmi di amore per l’intera umanità, seppero vedere una fievole luce oltre l’orizzonte e chiamarla a se per illuminare l’avvenire. Vi è bisogno, oggi, di riannodare i fili della memoria. Ricordare i tanti nostri cittadini che scrissero pagine semplici e belle combattendo per liberare Parigi: come i garibaldini di Francia del leggendario Maffini, o l’Umberto Casciano di Metz, unitamente a tanti altri eroi sconosciuti nelle terre d’Europa. Grazie a loro i fautori del dominio e della supremazia razziale furono sconfitti e iniziò una nuova era di pace e di fratellanza tra i popoli. L’Italia si dotò di una Costituzione, i cui “Principi fondamentali”, raccolti nella prima parte “Diritti e Doveri dei Cittadini”, sono stati, sono e saranno la pietra miliare del nostro vivere civile e umano. Si sta modificando l’ordinamento con una proposta di riordino monocamerale e federale che sarà sottoposta al giudizio del popolo sovrano. Il primo passo per l’ammodernamento complessivo delle istituzioni della Repubblica. Se ne saremo capaci risponderemo in pieno alle aspirazioni dei combattenti per la libertà del 25 aprile e l’Italia e l’Europa sapranno rispondere alle nuove sfide dei popoli che bussano alle nostre porte alla ricerca della libertà e della vita perduta.