Finalmente si è concluso il lungo ciclo elettorale! Si apre una fase nuova.

Cari connazionali, Cari amici e care amiche, Cari democratici,

Il voto per il Parlamento di Strasburgo. Il Pd alleato dei socialisti europei.
Le elezioni europee appaiono lontane essenzialmente per due motivi. In primo luogo per il crescente disinteresse popolare dovuto ai contenuti delle campagne elettorali sempre più dominate da temi di politica interna e irrilevanti ai fini dellapolitica europea ed internazionale; in secondo luogo per la modalità dell’esercizio del voto (nei consolati e nei seggi elettorali per chi opta per il voto alle liste dei Paesi dove risiede). Inoltre, ha contribuito ad abbassare la partecipazione elettorale degli italiani residenti in Europa (8 per cento) l’assenza dei connazionali residenti in Svizzera, non essendo la Confederazione Elvetica uno dei 27 Paesi dell’Unione europea. È stato un voto che ha penalizzato fortemente la sinistra europea. Soprattutto nei grandi Paesi come Francia, Germania e Inghilterra. È il segno dell’usura della politica dei partiti socialisti europei e della stanchezza dei propri elettori. Non esce stravolta la mappa politica europea. Maggioranza salda al Partito Popolare, ridimensionamento del Partito del socialismo europeo. In Italia il grande sommovimento politico non c’è stato. Il Pdl di Silvio Berlusconi non ha sfondato (35%) e il Partito democratico non è crollato (26%), ma ha perso milioni di voti. Ora a Strasburgo i 22 parlamentari del Pd siederanno insieme ai socialisti europei nell’Asde (Alleanza dei socialisti e dei democratici europei).  Con la mia personale soddisfazione si conclude così la complessa questione sulla collocazione del Pd in Europa.

Le elezioni amministrative. Il Partito democratico è in campo.
Il centrodestra toglie la provincia di Milano al centrosinistra, ma non dilaga e, dopo la delusione delle Europee, mette da parte tutti i brillanti propositi con cui aveva affrontato la vigilia elettorale. Il centrosinistra vince a Torino, si conferma nelle proprie roccaforti (in primis Bologna, Firenze), riconquista per la seconda volta consecutiva Bari, difende Padova dall'assalto della Lega, ma non riesce ad approfittare fino in fondo dei guai del premier. La tornata delle amministrative si chiude senza che nessuno delle due coalizioni finisca al tappeto. Certamente rispetto alla mappa di cinque anni fa, il centrodestra ha portato dalla sua parte province e comuni che erano del centrosinistra. Ma anche il Pd non esce male dall'appuntamento con i ballottaggi: i risultati danno una boccata d'ossigeno ai Democratici e ai loro alleati, non solo per la tenuta delle posizioni in Toscana ed Emilia, ma anche per l'inatteso testa a testa di Milano. Anche a Venezia, altra provincia strappata al Pd, l'alleanza di Pdl e Carroccio non ha vinto a mani basse. Con questo risultato il Partito democratico è in grado di affrontare adeguatamente le sfide del futuro. Il Pd è in campo con una schiera di amministratori locali capaci e legati al territorio. 

Referendum sulla legge elettorale. La palla (sgonfia) torna in Parlamento.
Il fallimento del referendum sui tre quesiti (impedire le candidature multiple nelle circoscrizioni elettorali; assegnare il premio di maggioranza alla Camera e al Senato non più alla coalizione di forze politiche ma al partito con il maggior numero di voti) che avevano l’ambizione di cambiare la legge elettorale, spinge ad una riflessione seria partiti, istituzioni e cittadini. I partiti minori (Lega, Udc, Italia dei Valori e Sinistra radicale) ritengono di avere archiviato il bipartitismo (Pdl e Pd). Non è vero! L’Italia era e resta bipolare: centrosinistra e centrodestra. Il calo costante che si registra ad ogni elezione referendaria su temi specifici (ricordate quello sulla fecondazione artificiale del 2005?) rivela la scarsa volontà dei cittadini italiani ad assumersi responsabilità in prima persona. L’Italia ha un sistema politico parlamentare, quindi la logica conseguenza è: “Spetta al Parlamento fare le leggi”. Debbo confessarvi, però, che in questo Parlamento è davvero difficile concorrere a fare le leggi. Nonostante l’ampia maggiornza del centrodestra, il Governo ricorre esclusivamente ai decreti legge. Ciò, significa che il pacchetto arriva confezionato e blindato dal Consiglio dei Ministri. Per noi parlamentari, di centrosinistra, ma anche per quelli del centrodestra, è impossibile apportare modifiche. Ricordate la Finanziaria 2009 che ha stroncato i finaziamenti per gli italiani all’estero su scuola e cultura? Nonostante la grande battaglia parlamentare di noi Deputati del Pd eletti all’estero, non sono state apportate modifiche. Così come non sono state apportate modifiche al decreto Abruzzo approvato proprio in questi giorni. È difficile, a volte frustrante, lavorare in Parlamento con un Governo sordo e arrogante. In questa situazione, se non cambia, è impossibile fare leggi “bipartisan” come richiede la riforma della legge elettorale.  

Il Congresso del Partito Democratico. Il mio sostegno a Pierluigi Bersani.
La Direzione Nazionale del Partito Democratico che si è riunita il 26 giugno ha deciso che il congresso si terrà l’11 ottobre e le primarie il 25 ottobre di quest’anno. Si tratta di un’assunzione di responsabilità molto importante. L’appuntamento per una discussione approfondita sull’organizzazione e sul programma del Pd non poteva e non doveva essere ulteriormente rinviato. Sono passati due anni dalla nascita del Partito democratico, da quella straordinaria mobilitazione popolare che portò oltre tre milioni di persone a votare le primarie del 25 ottobre 2007 e ad eleggere segretario Walter Veltroni. Da quella data sono successe tante cose: il Governo Prodi è caduto, le elezioni politiche dell’aprile 2008 vinte da Berlusconi, la sconfitta alle elezioni regionali di Abruzzo e Sardegna, le dimissioni di Veltroni e l’arrivo di Franceschini, la recente botta elettorale alle europee e alle amministrative. Qualcosa non va nel Partito democratico. Occorre cambiare. Ma cosa? Ecco, il congresso dovrà rispondere a questa domanda attraverso un’azione politica rinnovata e un gruppo dirigente forte ed autorevole. Finora le candidature alla Segreteria nazionale sono due: Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Entrambi emiliani, entrambi originari di quella straordinaria Regione italiana che ha segnato il punto più avanzato del riformismo italiano fatto di buona amministrazione, imprenditoria diffusa, associazionismo e cooperazione. Io sono per un partito organizzato sul territorio, con i circoli locali aperti a militanti e simpatizzanti, con dirigenti al servizio delle comunità locali e nazionali e non unicamente a lottare per conquistare posizioni di comando. In questi due anni il Partito democratico non è stato così. Anche le sue posizioni politiche sono apparse confuse e prive di messaggi forti, soprattutto in questa fase di grave crisi economica e finanziaria. La lentezza con la quale ha deciso la sua collocazione in Europa - finalmente approdata nell’alleanza con i socialisti nel Parlamento europeo - ha segnalato incertezza e divisione politica. Il Partito democratico non può che essere popolare, riformista, progressista e di sinistra. Non è sufficiente la definizione di “democratico” per essere connotato politicamente. Il mio sostegno va a Pierluigi Bersani, già importante ministro dell’Economia nel Governo Prodi, perché interpreta questo spirito di partito democratico.
 
On. Gianni Farina

Dall’Unione Interparlamentare l’incarico a Presidente della Sezione bilaterale di amicizia Italia-Francia”
Il Comitato di Presidenza del Gruppo Italiano dell’Unione Interparlamentare mi ha designato alla carica di Presidente della Sezione bilaterale di amicizia Italia-Francia. Questo incarico rappresenta il riconoscimento alle esperienze accumulate e alle relazioni costruite nel corso dell’ultimo decennio che ho vissuto in Francia. Voglio ricordare che l'Unione interparlamentare fu istituita nel 1889 alla prima Conferenza Interparlamentare di Parigi cui parteciparono i delegati di nove Paesi: Francia, Regno Unito, Italia, Belgio, Spagna, Danimarca, Ungheria, Stati Uniti, Liberia. Nel corso del tempo, l'Unione interparlamentare si è trasformata da semplice associazione di parlamentari, in un'organizzazione mondiale dei Parlamenti. Attualmente l'Unione interparlamentare è un'organizzazione internazionale che riunisce i rappresentanti dei Parlamenti di 154 Stati sovrani. Dal 15 ottobre 2008 il presidente dell’Unione interparlamentare è l’Onorevole Theo-Ben Gurirab, presidente dell’Assemblea Nazionale della Namibia, che ha succeduto alla Presidenza italiana dell’Onorevole Pier Ferdinando Casini. Sono previste due Assemblee l'anno, una in primavera ed una in autunno. Ad essa partecipano circa 700 parlamentari, per studiare i problemi internazionali e formulare raccomandazioni.