I referendum hanno risollevato l’immagine dell’Italia nel mondo

Nonostante l’irresponsabile assenza operativa e informativa del governo, 761.000 cittadine e cittadini italiani hanno partecipato al voto referendario in Europa e nel mondo. Il massiccio prevalere dei sì ai temi referendari.

Care democratiche e cari democratici,
care/i connazionali,

alcune considerazioni generali sulla tornata referendaria: hanno vinto i 27 milioni e oltre di  cittadini e cittadine in Italia e nel mondo; è  prevalso lo spirito positivo della partecipazione democratica su temi fondamentali che riguardano l’avvenire, non solo dell’Italia, ma del pianeta intero; si assiste al ritorno di un sentimento  aperto verso gli interessi generali di ogni cittadino: lo sfruttamento dell’acqua, delle fonti energetiche, la difesa dell’ambiente, la ricerca e l’innovazione; si afferma una volontà di controllo verso il legislatore chiamato in parlamento a legiferare in nome dei suoi cittadini.

Vi è, nella massiccia partecipazione al voto, l’inequivocabile segnale di rivalorizzazione dell’istituto referendario, immiserito nella sua funzione, dai cattivi educatori dell’oggi e del recente passato. Un segnale forte al Parlamento a legiferare con saggezza, tenendo conto dei sentimenti e delle ragioni dei suoi cittadini. Un ammonimento, a chi ci governa e alla sua maggioranza, ad abbandonare la via perversa delle leggi ad personam per il presidente del Consiglio e affrontare i veri problemi dei cittadini.

27 milioni e oltre di elettrici ed elettori hanno scritto una nuova pagina nel processo di rinnovamento morale, civile e democratico dell’Italia. Per quanto riguarda le elettrici e gli elettori italiani nel mondo, non possiamo che esprimere la soddisfazione unita al ringraziamento per gli oltre 760.000, (23.07 %) dei quali, 380.000 in Europa. Cittadini e cittadine che hanno inteso esprimere con indubbia maturità il loro massiccio voto referendario. Un dato, in assoluto, pari o superiore a diverse regioni italiane medio piccole (Marche, Umbria, Basilicata, per citarne solo alcune.)

Ha prevalso anche all’estero, pur se con minore consistenza, la ragione del sì a tutti e quattro i temi referendari. Un ringraziamento particolare ai democratici che si sono prodigati perché fossero assicurati una notevole partecipazione al voto e una scelta consapevole sui quesiti in votazione. Non tragga in inganno il tasso di partecipazione fondato sull’AIRE (Albo degli italiani residenti all’estero) inadatto e inadeguato a fotografare la realtà dei residenti italiani nel mondo e il loro diritto ad esercitare il voto previsto dalla costituzione repubblicana nel collegio estero. 

In questa consultazione referendaria hanno votato all’estero un numero di cittadini e cittadine pari al 70% c.a. dei partecipanti al rinnovo del parlamento repubblicano nel 2008. E bene ha fatto il Partito democratico a presentare una proposta di legge, frutto del contributo dei nostri eletti nel parlamento repubblicano, per risolvere in positivo l’annoso problema di verifica attraverso la cosiddetta opzione positiva, la libera scelta di ognuno di voler esercitare il diritto previsto dalla costituzione sul collegio estero.

Un dato oltretutto esaltante se partiamo dalla assoluta mancanza di informazione sui temi della consultazione referendaria. Il cittadino ha votato al buio, munito unicamente del sentimento che lo spinge a cercare quotidianamente le ragioni del suo attaccamento all’Italia. Una solitudine, frutto dell’irresponsabilità a cui ci ha abituati l’attuale governo nei confronti dei suoi cittadini all’estero: ristrutturazioni consolari, finanziamenti di enti e organismi elettivi delle comunità italiane nel mondo. 

Le affermazioni del sottosegretario sen. Mantica, sulla presunta scarsa partecipazione al voto referendario, ne sono una concreta testimonianza. Disinteresse e noncuranza prima, superficialità poi, a dimostrazione di una assoluta ignoranza della materia e del fenomeno migratorio italiano in Europa e nel mondo.

Che il voto gli serva da ammonimento: a lei senatore Mantica e al suo governo.

Un caro saluto a tutti
On. Gianni Farina
Roma 14 giugno 2011