“È l’Italia che ha bisogno di un forte Pd!”

Care democratiche e cari democratici, cari connazionali,
venerdì 8 e sabato 9 ottobre a Busto Arsizio (Varese) si è svolta l’Assemblea nazionale del Pd. Due giorni di intenso dibattito che hanno delineato il progetto per l’Italia del Partito democratico. In qualità di membro dell’Assemblea ho partecipato ai lavori per portare non solo il mio contributo personale, ma anche le idee e le critiche che raccolgo nei numerosi incontri nelle sedi di partito e nelle sedi pubbliche di tutta Europa.

Non posso nascondervi il sentimento di amarezza che mi attanaglia ogni qualvolta, nel mio lavoro e in ogni nazione europea, vado all’incontro con i nostri connazionali, parlo e scambio opinioni con personalità delle professioni, della politica e della cultura locale. Il sentimento di amarezza per le opinioni di tanti sull’Italia, sui suoi attuali governanti, sullo spettacolo indecente che molti di loro offrono, partendo dal presidente del Consiglio. Derisione e compatimento, uniti, spesso, ad affermazioni beffarde e liquidatorie. Sono opinioni che feriscono tanti di noi. Uomini e donne che hanno dato, nei decenni, uno straordinario contributo di impegno e sacrificio nella costruzione delle moderne società europee e mondiali.

Perché gli italiani si sono affidati al centrodestra?
Chiediamoci perché l’Italia ha di nuovo affidato la sua guida a una classe dirigente chiusa a difesa degli interessi particolari, inetta e spesso incapace? Riflettiamo sui nostri ritardi. Su quelli del passato e sul presente. Riflettere per trovare i correttivi necessari a costruire quella grande forza democratica che può indicare la via del cambiamento e del rinnovamento della nazione. Vai all’Assemblea nazionale, sii franco e coraggioso, porta il nostro messaggio. Sono gli appelli che ho raccolto dai nostri militanti in tante parti d’Europa, i messaggi che mi sono stati trasmessi da ogni dove. Non vanno sottovalutati, né vanno vanificate le tante aspettative del popolo nostro. Non vorrei che ciò apparisse un retorico e vacuo appello all’unità dei nostri gruppi dirigenti. I nostri iscritti, i democratici e le democratiche che vivono in Europa e nel mondo, non sono degli sprovveduti.

L’appello all’unità nel rispetto reciproco
Comprendono appieno la straordinaria importanza del dibattito delle idee e sanno che dibattito e unità sono fattori della stessa equazione, sono la via maestra per costruire un partito plurale, con gruppi dirigenti che si rispettano e nel rispetto, assolvono al loro ruolo di guida. Ognuno al suo posto: nel partito, in parlamento, nelle professioni, nella scuola e nelle università, nel governo delle autonomie-regionali e comunali. I protagonismi si realizzano nell’impegno, intelligente e appassionato, indicatoci, tra gli altri, da due straordinari sindaci agli albori dell’Italia repubblicana: Giuseppe Dozza e Giorgio La Pira. Divisi dalle ideologie del ventesimo secolo, uniti nel trasformare le ingiustizie e i patimenti nelle loro città e in una  Italia che cercava la via del rinascimento e del riscatto. Conquistarono l’amore e il consenso dei loro cittadini, dell’Italia tutta e oltre i confini della nazione.

Rispettare le regole che ci siamo dati
Ci siamo dati delle regole. Occorre rispettarle. Il rispetto delle opinioni, dei e tra i gruppi dirigenti all’interno e il rispetto all’esterno, perché a nessuno venga in mente di poter giocare partite truccate confidando negli ammiccamenti e nelle divisioni. Abbiamo chiamato, ripetutamente, milioni di uomini e di donne a confrontare le idee, indicare il percorso, scegliere i gruppi dirigenti e chi li deve guidare. Punto. Ora dobbiamo guardare avanti, dare all’Italia, al suo popolo, alla parte migliore della nazione, la certezza che un’altra strada è possibile. Che il declino non è ineluttabile. L’Italia ha bisogno di una grande forza democratica e progressista. Una forza democratica italiana ed europea, nella consapevolezza che la battaglia di rinnovamento e di progresso civile e morale del paese, si vince a Roma e Bruxelles.

Riprende l’esodo dal Sul al Nord, dall’Italia all’estero
Si vince unendo le forze innovatrici dell’Unione per fare attecchire ovunque la cultura della convivenza e della solidarietà. Per governare i fenomeni vecchi e nuovi, fra i quali, gravissimo, l’accentuata fuga “dei cervelli” dall’Italia, conseguenza di una società cristallizzata in cui non vale tanto il sapere quanto l’appartenenza. Una drammatica perdita del senso della morale e dell’etica civile della responsabilità. Se ne vanno universitari, ricercatori, coraggiosi disposti alla sfida del rischio. E riprende, nel contempo, l’esodo della manovalanza italiana  dal sud verso le terre d’Europa. A questo mondo noi dobbiamo delle risposte. E dobbiamo indicare senza ulteriori ritardi una innovativa politica di governo del vasto fenomeno immigratorio, la nuova realtà umana, sociale  e culturale italiana. Valorizzare persone culturalmente capaci di favorire processi di accoglienza, di condivisione, di solidarietà in società multi etniche e multiculturali.

Il leghismo in casa nostra, la xenofobia in Europa
Nell’era della globalizzazione culturale, cui spesso si contrappone il polo delle identità particolari, forti e chiuse (il leghismo in Italia, l’estremismo xenofobo in Europa: Francia, Olanda, Svezia e ora anche Austria, i casi più eclatanti e, in aggiunta,  la miserevole propaganda  contro i nostri frontalieri dei leghisti d’osteria ticinesi), le persone e le comunità emigrate nostre, sono state il laboratorio, inutilizzato, di una convivenza che riconcilia l’identità e la diversità con l’unità. Il Partito democratico, unitamente ai socialisti e democratici europei, può e deve impegnarsi perchè si affermi, in Italia e in Europa, l’idea di una «integrazione attiva». Uso una metafora: l’anagrafe delle aspettative e dei sentimenti, in sostituzione  dei numeri e delle braccia di lavoro. Sogno un partito democratico che, di  fronte agli egoismi, alle chiusure, ai seminatori di odio, imperversanti nel nostro paese, affermi, alto e forte, il diritto di ogni bimbo, nato sulla nostra terra, ad essere considerato cittadino italiano. L’infante della povera filippina o marocchina, o delle terre desolate dell’africa sahariana, sfuggiti dalle miserie e dalle oppressioni, dalle discriminazioni politiche e umane.

Il Partito della democrazia moderna e universale
Un partito democratico che si impegni a ristabilire la memoria. La memoria di cosa eravamo, di cosa è stata l’Italia nei secoli, di come questa storia debba essere insegnata, come materia obbligatoria, nelle scuole della repubblica, anche per non ripetere gli errori del passato che si tramutano poi in farsa, con il sole padano, come è successo recentemente nella cittadina di Adro. Non si tratta di proporre un modello che cambia a secondo delle condizioni oggettive, economiche, sociali e politiche, ma di sancire in ogni nazione europea, partendo dall’Italia, il principio universale che sta alla base della democrazia moderna:  un patto di cittadinanza per la pari dignità delle diversità. Perché quella “carta dei diritti fondamentali” non sia, un pur parziale patrimonio dei cittadini dell’Unione, ma di tutta, partendo dall’Italia, la grande nazione europea. Io sogno questo partito, è per me il solo possibile.
Auguro a Pier Luigi, chiamato dallo straordinario consenso popolare delle primarie a guidarci, e a tutti noi, di poter realizzare il sogno.

On. Gianni Farina
Busto Arsizio, 8/9 ottobre 2010