L'Italia s'è desta? Appello a Monti e Terzi

L’Italia torna protagonista nella politica europea e internazionale. Lancio un appello al premier Mario Monti impegnato nell’azione di restyling del Paese: Riaprire gli Uffici consolari di Losanna e Coira, sospendere le chiusure in Francia e in tutta Europa. L’audizione del Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata.

Solo fra qualche mese sapremo se avrà avuto ragione il Presidente del Consiglio europeo Hermann Van Rompuy, quando ha dichiarato: "Italy is back to european business" (L'Italia è tornata nell'Europa che conta). Io me lo auguro, vivamente, sia come cittadino italiano sia come italiano residente all’estero. La frase di Van Rompuy non è stata casuale, perché rivela la novità della politica italiana nella scena europea. Innanzitutto va sottolineata la discontinuità con il governo precedente. Con quel Governo Berlusconi che ha portato l’Italia ad un passo dal baratro finanziario, ad una crisi di sistema politico-istituzionale e ad uno sbandamento della collocazione geo-politica. La netta virata del neo-premier Mario Monti verso la politica e l’area europea riporta il Paese nel ruolo di protagonista - alla pari di Germania e Francia - del destino dell’Unione europea. La scelta del Presidente Giorgio Napolitano di puntare su Mario Monti, europeista convinto ed esperto di primo piano della legislazione e delle istituzioni europee, è stata quindi di grande significato interno per i risvolti nella politica italiana, ed esterno per la piena aderenza ai dettati dell’Ue.

La nuova immagine dell’Italia
Il neo-premier, fedele alle formalità istituzionali che costituiscono l’essenza di un assetto democratico, ha compiuto i primi passi valorizzando le funzioni primarie del Parlamento nazionale ed europeo. Nel Parlamento italiano, nel suo discorso d’apertura, il neopresidente Monti, intervenendo alla Camera per il voto di fiducia, ha ricordato i connazionali nel mondo come “una ricchezza per il Paese”, sottolineando di essere stato anche lui, per diversi motivi, un italiano all’estero. E nella sua prima missione a Bruxelles ha ritenuto di dover incontrare la delegazione parlamentare italiana al Parlamento europeo. Certo, sono solo questioni di stile, ma rivelatrici di un’impostazione politica di alto profilo. Gli italiani all’estero, pur in una situazione finanziaria del Paese molto sofferente, tuttavia hanno diritto di chiedere al nuovo governo, con senso di responsabilità ma anche con chiarezza, alcune cose essenziali. Nella “sfida del riscatto”, che è l’orizzonte nel quale Monti colloca l’azione del suo governo, le nostre comunità siano non spettatrici ma protagoniste. Esse possono veramente rappresentare una delle reti di sostegno più efficaci del rilancio dell’Italia sul piano internazionale. Per questo è necessario bloccare il processo di distruzione delle politiche emigratorie che è andato avanti in questi anni e aprire una riflessione sui livelli di intervento nel campo della lingua e della cultura, dell’assistenza e dell’informazione.

Sospendere lo smantellamento scriteriato della rete consolare
Il linguaggio è forbito, glaciale
, irto di affermazioni, dati, riferimenti a leggi e decreti  la cui comprensione richiederebbe mesi di stage. Dati e disposizioni di leggi risalenti a decenni, il tutto, naturalmente, nell’apparente rispetto delle norme  che regolano il rapporto tra i diversi poteri dello Stato: l’amministrazione e i cittadini, l’esecutivo e il legislativo. Appunto: l’apparente rispetto. Lo smantellamento scriteriato della rete consolare in Europa e nel mondo è descritto come necessario processo di razionalizzazione. I riferimenti al passato: “Il completamento della prima fase di ristrutturazione del 2007, ha consentito il proseguimento di una riflessione nella prospettiva di rafforzare la promozione degli interessi italiani: dell’Italia e dei suoi cittadini  nel mondo”. Da ciò ne è scaturito un esito eccezionale. Uno smantellamento ulteriore della rete consolare, che, per quanto riguarda la Svizzera, preannuncia la chiusura degli uffici consolari di Neuchatel, Sion e  Wettingen, dopo la chiusura di Losanna e Coira. Pochi mesi or sono gli stessi autori ministeriali di quel linguaggio bizantino-burocratico ci assicurarono  dell’intento dell’amministrazione di migliorare e promuovere  il servizio di prossimità ai nostri cittadini. Più agenzie e sportelli consolari, e meno consolati generali per facilitare i servizi ed il contatto quotidiano con i nostri connazionali. Infatti, alle chiusure riguardanti la Svizzera vanno aggiunti: Chambery, Digione, Grenoble e Tolosa in Francia, Wolfsburg e Amsterdam in Germania e Olanda. E lo sportello consolare di Innsbruck in Austria. Amputazioni dolorose, si disse, per salvaguardare il servizio di prossimità. Vergogna! L’ultima, assomiglia all’amputazione da parte del chirurgo all’arto sbagliato, che, per pareggiare il conto, e poche settimane dopo, agisce radicalmente sul restante, risolvendo il problema. Il povero vaga da allora a tentoni in cerca disperata di un compassionevole aiuto.

Riunione con il ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata
Si è tenuta martedì pomeriggio
(29 novembre 2011) dalle 14 alle 17 l’attesa audizione del nuovo ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata. Una relazione interessante piena di contenuti, con uno sguardo particolare al ruolo dell’Europa, all’estrema necessità della sua unità politica per affrontare i gravi problemi economici e sociali del nostro continente. Grande attenzione il ministro degli esteri ha dedicato alla comunità italiana nel mondo, definita come un grande patrimonio che può essere utilizzato al servizio dell’Italia, dell’Europa e del mondo nel processo di globalizzazione in atto. Nel mio intervento - oltre agli auguri al ministro che già mi impressionò quando lo conobbi una decina di anni fa per l’attenzione che poneva a tutti i problemi - sottolineando il momento drammatico che vive la comunità italiana in Europa e nel mondo, ho chiesto il blocco immediato dell’annunciata chiusura di consolati e uffici consolari e la conseguente riapertura a Losanna e Coira, a suo tempo deplorevolmente chiusi. In merito ai finanziamenti sui capitoli di bilancio riguardanti la nostra comunità, ho sollevato l’attuale situazione disastrosa: sedici milioni, nell’insieme, i finanziamenti nel 2012 per il funzionamento dei Comites e del Cgie, dell’assistenza diretta e indiretta, dei corsi di lingua e cultura. Un bilancio risibile per capitoli di spesa decisivi per i processi integrativi degli italiani nel mondo. Ho chiesto al ministro di ripristinare almeno il bilancio del 2010, che prevedeva 34 milioni di euro. 18 milioni, quindi, in più, non una somma sbalorditiva, con i quali si potrebbe intervenire e sanare le situazioni più gravi, senza i quali non si potrà più  parlare di corsi di lingua e cultura per l’estero, e nemmeno di funzionamento di organismi elettivi. Nella risposta conclusiva, il ministro Terzi, pur sottolineando la particolare difficoltà del momento, ha indicato la possibile rilettura della “Spending list”. Speriamo che tale affermazione, che non equivale ad una promessa, sia però il sintomo di una preoccupazione e il segnale di una risposta positiva.

Appello al premier Mario Monti
Lancio un appello ai dirigenti più responsabili del Mae
perché si fermino a riflettere un attimo. In tanto disastro, ammettere l’errore e  riaprire un ufficio consolare a Losanna e Coira sarebbe una scelta doverosa e di buon senso. Rimarginerebbe una ferita e riavvicinerebbe i cittadini alle istituzioni. Sarebbe anche un modo per allontanare i troppi sospetti nati a suo tempo per quelle due chiusure e ricostituire un clima di verità e chiarezza. Carissimo Presidente del Consiglio Monti è la prima, penso non sarà l’ultima, mela avvelenata del Mae. Vigili, per favore! I cittadini italiani residenti all’estero, a Lei caro Presidente, e a voi Dirigenti, ve ne saranno grati.

On. Gianni Farina
Camera dei Deputati, 30 novembre 2011