Rinnovamento o decadenza

"In preparazione dei seminari sul lavoro e sul welfare promossi  dal Partito democratico in Germania, Francia e Svizzera, l'articolo sulla situazione sociale e politica europea per la rivista Lavoro&Welfare Europa della Fondazione presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano".

L’Europa è in crisi: sociale, economica, politica e finanziaria. La disoccupazione, nelle grandi nazioni europee, esclusa in parte la Germania, si assesta poco al di sotto del 10%. Nel contempo, nelle mansioni più umili, vi è l’impiego di milioni di nuovi immigrati senza voce e senza diritti. Il fenomeno del lavoro nero è una realtà in continua espansione. La stessa Svizzera, considerata astrattamente un modello di rispetto delle regole, vanta  più di un milione di lavoratori in nero su un totale della popolazione di sette milioni e di circa 5 milioni di attivi. Le dinamiche della divisione internazionale del lavoro e le trasferte di tecnologia incidono nello sviluppo dei mercati nazionali e sulla composizione delle classi lavoratrici nei singoli paesi. La competizione feroce entro i diversi gruppi economici a livello regionale, ha delle conseguenze sulle relazioni tra le organizzazioni sociali. La solidarietà, esistita nel passato, per le lotte operaie dei differenti paesi, è confrontata oggi a delle contraddizioni di difficile interpretazione. All’interno delle economie nazionali, pianificate o di mercato, e nel contesto della produzione e dell’amministrazione, si assiste allo sviluppo ed al rafforzamento di gruppi e interessi corporativi. La fabbrica è da tempo non più il centro dell’attività produttiva.

Calo della classe operaia e proletarizzazione del ceto medio
Se, da un lato, si assiste ad una progressiva riduzione della tradizionale classe operaia nel settore industriale, dall’altra parte si constata una proletarizzazione crescente di diversi settori del terziario: nei servizi e altrove.Sono in gioco tutte le antiche certezze. Le relazioni, per esempio, entro vecchiaia e lavoro hanno la caratteristica specifica della società contemporanea. Esiste una relazione specifica tra lavoro e lavoratori non più giovani e che ancora non sono in età di pensionamento. È uno dei noccioli duri dell’attuale contrasto tra governo e organizzazioni sociali e politiche sulla attuale disegno di legge di riforma sul lavoro in Italia. Un tempo libero obbligatorio (disoccupazione)  è oggi la realtà giovanile e dei lavoratori non più giovani. La disoccupazione non è un fenomeno nuovo nella storia delle classi lavoratrici ma è drammatico e nuovo nel contesto attuale. Le acquisizioni dello stato assistenziale delle nazioni europee a economia di mercato sono, oggi, rimesse in causa e provocano nei lavoratori un sentimento di chiusura e paura per il loro avvenire.

Un nuovo Welfare all’altezza della sfida
Sono le ombre e le luci dell’Unione europea. Si impone la costruzione a livello continentale  di un nuovo welfare all’altezza della sfida. Il livello assai elevato delle libertà politiche caratterizza questa parte del mondo in rapporto ad altri paesi e continenti. Quale è l’utilizzazione di queste libertà? Sovente modesta. Non utilizziamo spesso tale spazio per fare dell’Europa il luogo del vivere a voce alta - bellissima espressione francofona - ciò che, altrove, è spesso nascosto o represso. Gli obiettivi da raggiungere per il dispiegamento di una effettiva libertà sono  molteplici: dal sociale al culturale, dall’economico all’educativo.La sperimentazione di nuovi modelli di sviluppo è già un fatto acquisito della società civile europea, ma ciò è tuttora una espressione poco conosciuta, isolata e sovente individuale per singoli ricercatori o piccoli gruppi. Per costruire un nuovo stato sociale, un modello per il secolo in cui viviamo, occorre l’impegno di tutti: le collettività locali, i luoghi di produzione, i servizi sociali e culturali impegnati nella ricerca di azioni per uno sviluppo più giusto per tutti e più attento alla qualità della vita.

Come garantire a tutti il diritto al lavoro
Non esistono ragioni vincolanti in Europa per tenere al margine del mercato del lavoro milioni di lavoratori, notoriamente  giovani, progressivamente distrutti nelle loro motivazioni e nelle loro qualifiche professionali. Le economie europee - non è purtroppo la realtà attuale - hanno le potenzialità per garantire a tutti il diritto al lavoro, se tale obiettivo diviene prioritario nell’azione collettiva e quotidiana.Nuove possibilità, nuove occasioni di lavoro potrebbero accompagnare l’impegno quotidiano di un innovativo sviluppo sul piano sociale, educativo e culturale. Non si tratta di reinventare lo stato assistenziale, ma di dare una risposta, e in certi casi, di promuovere la domanda concernente la cultura, l’educazione, e migliori relazioni sociali. Enormi sono spesso gli scarti tra la varietà dei consumi dei beni materiali, la povertà e la vetustà delle offerte educative e culturali. Le nazioni europee e l’Unione nel suo insieme, come nuova e inedita realtà politica, per vincere la sfida della modernità, devono aprirsi al mondo. La dimensione internazionale delle economie e delle tecnologie continentali contrasta con le emergenti tendenze alla chiusura in ambiti spesso nazionali e retrivi. È l’evidenza a cui assistiamo in ogni momento politico nazionale o europeo.

Mercati internazionali ed economie nazionali
Si privilegia, nel dibattito, anche per i devastanti effetti della crisi in atto, l’attenzione per i differenti mercati nazionali o locali e non l’interesse convergente delle economie nazionali. È  elusa, in tal modo,  la necessità di un miglior coordinamento delle economie comunitarie,  il solo adeguato a superare attraverso operazioni che definiremmo di discriminazione positiva, gli effetti negativi dei processi di liberalizzazione. Costruire un nuovo stato sociale europeo impone lo sviluppo di politiche educative che vanno oltre l’attuale attività educativa dell’Unione europea, indirizzata spesso ad un pubblico particolare o per rispondere ad una emergenza evidente.  Una politica culturale, educativa e formativa, non può essere ridotta ad uno scambio di informazioni o a rari  trasferimenti di studenti e insegnanti da un paese all’altro.

Una buona politica culturale e formativa per i giovani
Erasmus può e deve divenire l’ape regina di un nuovo processo culturale comunitario. Perché non approfittare delle future elezioni europee per un dibattito generale sui vari sistemi educativi, sugli aspetti positivi e negativi di ogni singola tradizione nazionale? Le comunicazioni, interprofessionali e interculturali sono sovente difficili e si scontrano con le strutture amministrative ed i loro pregiudizi. L’apprendimento di più lingue, la scoperta di  nuovi modelli formativi sono, io penso, l’obiettivo della nuova frontiera,  in un continente ove le frontiere sono scomparse e le possibilità di comunicare enormemente accresciute. Una Europa sociale e unita non può essere solamente il progetto di una parte politica. Non vi è alternativa per gli europei alla costruzione di uno spazio economico-sociale europeo. L’illusione che si possa costruire una nuova entità politica (l’Europa) unicamente sulla base degli interessi economici, delle concentrazioni finanziarie, delle nuove tecnologie e come riferimento a culture e valori del passato, è miope e fatua. Una nuova nazione è il risultato di nuovi modelli sociali, nuovi ideali, creatività, realizzazioni e proposte spesso in opposizione agli interessi dominanti. Hanno gli europei la volontà di costruire uno spazio sociale, culturale e politico, ricco e innovativo all’interno e  aperto verso il mondo globale?

Dall’Europa burocratica ad un’Europa dei cittadini
Dall’Europa burocratica all’Europa di tutti e per tutti che sa affrontare le sue contraddizioni e i suoi conflitti senza nasconderli. La crisi attuale può essere l’occasione per uscirne in avanti. Per costruire una società fondata sul libero scambio, su attività congiunte, sulla condivisione della scienza e della tecnologia, il rispetto e l’arricchimento comune sul piano umano e sociale, economico e culturale. L’alternativa è la marginalità di una regione del mondo, già centro della civiltà, ridotto ad una difesa del passato, senza un progetto per l’avvenire. In viaggio tra Francia e Belgio, ho assistito, recentemente, alla perquisizione di un lavoratore africano emigrante. Parlando poi con lui, ho appurato, tra l’altro, il  possesso di un invito di una università belga per un colloquio d’impiego. La perquisizione, l’arroganza dei comportamenti da parte  delle forze di sicurezza erano dovuti, anche e soprattutto, ad un vecchio modo di pensare e di agire nei confronti dell’altro, del diverso, il simbolo di una barriera da abbattere per costruire un’Europa prospera e solidale.

On. Gianni Farina
Roma, 4 aprile 2012