“Ricordare il 25 Aprile per rinnovare gli ideali di giustizia e libertà”

In occasione dei lavori del Consiglio d’Europa, a Strasburgo,  ho ricordato il 25 Aprile del 1945 al cospetto di un folto numero di cittadine e cittadini italiani. 

“La resistenza come l’atto fondante della  democrazia italiana. Difenderne la memoria per guardare al futuro con l’ottimismo della volontà di chi sa di essere portatore di valori grandi e universali, è  un nostro inalienabile diritto e dovere. Siamo tutti eredi di quella drammatica e gloriosa vicenda a cui dobbiamo molto della nostra crescita umana e civile. La resistenza è stata un messaggio di amore a fratellanza, la lotta di uomini e donne che riscattarono il Tricolore immolando se stessi al grido della libertà. Non guerra civile,  come certa storiografia revisionista vorrebbe farci credere. Al contrario, lotta di popolo contro l’orda nazista scesa dal nord a occupare la nazione dopo l’otto settembre del ‘43 e i suoi servi fascisti immiseriti ai compiti più odiosi e volgari. Lotta di eroi malgrado loro, di uomini e donne il cui unico odio era verso la guerra e verso quelli che l’avevano perseguita con messaggi di dominio e odio razziale. Erano tanti e di diversa estrazione politica e ideale, organizzati nelle brigate Garibaldi, Matteotti, Giustizia e Libertà. Erano ufficiali e soldati come i settemila massacrati e periti  in mare a Cefalonia dopo l’otto settembre del ‘43, unicamente colpevoli di assolvere al loro dovere nei confronti della Patria.

Il riscatto del popolo italiano 

Sono intrisi nella nostra memoria i massacri dei civili innocenti: i settecento di Marzabotto, i 335 delle fosse ardeatine, i trentadue di Boves, i sette fratelli Cervi strappati brutalmente dal lavoro dei campi. Che sia a tutti lieve la terra nel mondo dei giusti e dei puri. Dopo il periodo buio del totalitarismo fascista, la resistenza riscattò le pagine gloriose del risorgimento italiano. Lo stesso messaggio della “giovine Italia e della giovine Europa” del grande Mazzini di tanti decenni prima: il sogno di costruire una Italia e una Europa unite e solidali. Sì, la resistenza riscattò le pagine più gloriose del risorgimento italiano e gettò il seme per l’avvento della democrazia. I milioni di lavoratrici e  lavoratori che sono andati per il mondo in cerca di lavoro, i figli della diaspora e dell’esodo che hanno vissuto le esperienze della solitudine e  della discriminazione, sono, ai miei occhi, i combattenti della resistenza del dopo guerra italiano. A quelli che più non sono tra noi, a tutti i nostri compatrioti, ovunque essi sono, il nostro più affettuoso ringraziamento, saluto e ricordo. Pensiamo ai nostri giovani e alle nostre ragazze.

Contrastare i rigurgiti xenofobi 

Al loro diritto allo studio e al lavoro, a vivere in un mondo ove  la libertà è un valore riconosciuto, da propagare ed arricchire ogni giorno. Sono conquiste da difendere dai rigurgiti razzisti e xenofobi che ritornano a far sentire il loro rabbioso, maniacale, pensiero. C’è bisogno di memoria per ristabilire il valore del lavoro, di una vera giustizia che colpisca i rei di quelle morti bianche di cui è seminata la storia dell’Italia e della nostra emigrazione sino ai nostri giorni.  C’è bisogno di memoria per tramandare la drammatica epopea di Marcinelle, di Mattmark, di Monongha, di Augues Mortes alle fangousse Marsigliesi, ove perirono decine di lavoratori italiani caduti nel corso di  una tragica guerra tra i poveri e delle tante  vittime sconosciute dell’amianto, come sui cantieri e nelle fabbriche. C’è bisogno di memoria per costruire un’ Italia  che rinsaldi l’unità della nazione, combattendo gli egoismi e le divisioni fratricide.

Le nuove Resistenze  

C’è bisogno di memoria per perseguire la pari dignità tra i diversi che è il valore fondante su cui costruire un rapporto convivente  con la nuova immigrazione. Una memoria  chiamata libertà, giustizia, solidarietà, pace. Alziamo, alti e forti, i canti che fanno parte del patrimonio comune e popolare della nostra storia: l’inno verdiano, il va, pensiero della patria perduta e l’inno nazionale  di Goffredo Mameli della patria ritrovata. Al popolo italiano, in Italia e tra noi nelle terre d’Europa e del mondo, ai nostri  figli e a quelli che verranno,  rinnoviamo  l’impegno a costruire assieme il loro avvenire tra popoli e nazioni libere e solidali. Lo rinnoviamo in un momento così difficile della nostra Italia. Per la grave crisi economica e sociale in atto, per il degrado morale e la perdita di credibilità di tanta parte del ceto politico, inetto e corrotto. Un nuovo 25 Aprile, una nuova resistenza per recuperare  i valori e ridare speranza  alle cittadine e ai cittadini in Italia e nel mondo”.

On. Gianni Farina,
Strasburgo 25 Aprile 2012