“Si apre una nuova fase in cui le parole dovranno trasformarsi in atti concreti"

La crisi annunciata e fortemente voluta da Silvio Berlusconi e dagli oltranzisti del PDL si è trasformata, grazie all’autorevole indirizzo del Presidente Napolitano, alla fermezza e alla lucidità del Presidente Letta e al senso di responsabilità della maggioranza dei parlamentari, in particolare di quelli del centrodestra che hanno resistito alle pressioni del loro leader, in un rafforzamento del Governo e in un rilancio della sua azione.
Non ho mai avuto dubbi sulla necessità che in questo particolare momento il primo dovere fosse di pensare all’Italia, ai suoi problemi acutissimi, alla necessità di camminare con maggiore celerità su una strada di ripresa. La fiducia che abbiamo confermato a Letta e al suo governo ha avuto, dunque, questo significato non episodico, ma sostanziale. Non si è trattato, però, di un atto di pura difesa degli attuali equilibri parlamentari e del governo che ne è l’espressione. Da oggi, infatti, si apre una fase in cui le parole dovranno trasformarsi in fatti e la manovra politica dovrà lasciare il campo all’azione di governo.
In questo nuovo percorso le nostre posizioni saranno chiaramente ancorate, oltre che alle scelte di ordine generale, allo spazio che agli italiani all’estero sarà riconosciuto nelle politiche che saranno adottate. Il presidente Letta ha indicato alcuni fondamentali filoni della futura azione di governo: il lavoro, la ripresa economica, le riforme istituzionali. Ognuno di questi percorsi incrocia la presenza degli italiani nel mondo. Solo per fare i richiami più evidenti, se si parla di lavoro non si potrà eludere il discorso sulle “nuove mobilità”, se si affrontano i temi della ripresa non si potrà prescindere dall’internazionalizzazione del Sistema Italia e dal ruolo che le nostre comunità possono avere in questa prospettiva, se si parla di riforme costituzionali non si potranno aggirare il principio della piena cittadinanza dei cittadini all’estero e i delicati aspetti della loro rappresentanza. Il primo banco di prova sarà la prossima legge di stabilità, che riassumerà tutte le scelte che si pensa di fare.
La mia non è stata dunque una fiducia in bianco, ma un consapevole atto politico fatto per giungere al più presto al nocciolo delle questioni che riguardano gli italiani nel mondo. In piena autonomia, insieme agli altri deputati del Pd eletti all’estero, valuterò scelta per scelta, atto per atto. E non faremo mancare la nostra esperienza e le nostre proposte di merito, non propagandistiche.
I tempi, tuttavia, sono molto difficili per le politiche d’investimento e l’impegno dei parlamentari eletti all’estero rischia di non essere di per sé sufficiente se non ci sarà una ripresa di mobilitazione di tutte le forze dell’italianità nel mondo, dai COMITES al CGIE, da quelle associative ai sindacati e patronati, dai “nuovi ambasciatori”, come Letta li ha chiamati, ai tanti che si esprimono nella comunicazione multimediale. C’è amarezza e disincanto per il passato, ma la prima cosa è ricostruire l’impegno e un po’ di speranza per il futuro.

On. Gianni Farina,
Roma 3 ottobre 2013