Camera dei deputati: il voto della vergogna

Il 12 gennaio la vecchia maggioranza di centrodestra si è schierata a difesa di Nicola Cosentino. Tutto come prima? No. Al banco di governo sta il severo professore dal britannico humor  a cui l’Europa guarda con fiducia e rispetto.

Alfonso Papa è tornato: così potremmo riassumere la giornata di giovedì 12 gennaio al termine di una tra le più tristi vicende  del parlamento repubblicano. L’on. Papa è tornato. L’ex carcerato a cui, nel 2011, la Camera dei deputati aveva levato l’immunità, si precipita lassù per un lungo abbraccio a Nicola Cosentino, il miracolato di turno, l’onorevole accusato di gravi connivenze con la camorra,  salvato dal voto della vergogna. Nicola Cosentino, imputato di concorso in falso bancario, di concorso  in falso di atti pubblici, di concorso nel tentativo di reimpiego di denaro di illecita provenienza, commessi per favorire le organizzazioni camorristiche di “Casal di Principe”.
Tutto ciò non basta a quel Paolini, esimio rappresentante della lega già forcaiola. Un intervento, il suo, su cui una mano pietosa potrebbe stendere il velo dell’oblio. Un excursus indegno del passato per giustificare una falsa libertà di voto, a parte la lodevole eccezione dell’ex ministro Maroni. Il ricordo di vittime  di una mala giustizia a cui si dovette riconoscere l’innocenza e ridare l’onore perduto. Tra tutti, quell’Enzo Tortora, ritornato alla gloria del sole dalle patrie galere e  riammesso al programma televisivo del pappagallo parlante contrassegnato dalla storica frase del nuovo debutto: dove eravamo rimasti?
Già, dove eravamo e cosa siamo. Cos’è di questo parlamento che con la fiducia a Monti, ad una compagine di governo di alto prestigio tecnico,  sembrava avesse ritrovato una sia pur minima dignità e il  coraggio dell’innovazione e del cambiamento. Cos’è di questo parlamento, di cui l’onorevole Contento, nella sua appassionata arringa  a difesa di Nicola Cosentino, ha inesorabilmente macchiato l’immagine, affermando: “Nicola, uno di noi”. No, caro, poco onorevole Contento: uno di voi.
Degli imputati a piede libero di cui è ammorbato il parlamento repubblicano, protagonisti dell’indegna gazzarra liberatoria, dell’applauso scrosciante scattato alla lettura del rifiuto maggioritario all’arresto di Nicola Cosentino su richiesta della magistratura di Napoli. Uno dei tanti appartenenti alle cricche di potere del  partito che perpetua il malaffare politico malavitoso. Lassù, prima preoccupato, poi sornione e soddisfatto, osservava la scena, seduto  tra Cicchitto e Alfano, il cavaliere capo che molti di noi pensavano per sempre umiliato e sconfitto.
È stato, quello del 12 gennaio, un voto su cui riflettere. La vecchia maggioranza, guidata da mani ciniche e sapienti , si è schierata, compatta, a difesa di Nicola Cosentino invocando un inesistente  fumus persecutionis, l’allora opposizione ha chiesto, invano, uno scatto di orgoglio a difesa della giustizia  e delle istituzioni repubblicane. Alfonso Papa è ritornato trionfante in parlamento, Cosentino è stato salvato da un giusto castigo. Tutto come prima? Forse no. Al banco di governo sta il severo professore dal britannico humor  a cui l’Europa, nel travaglio dell’ora, guarda con fiducia e rispetto.
Il nostro Gruppo parlamentare ha operato con compattezza e rigore. Una  grave eccezione, tuttavia: il gruppo dei sei radicali eletti nelle liste democratiche ha votato no alla richiesta d’arresto. Un voto determinante che pesa sulla loro  coscienza, disorienta, e ci riempie di tristezza.

On. Gianni Farina
Roma, Camera dei deputati, 18 gennaio 2012