Con Renzi nuova fase della legislatura. Con il PSE costruire una nuova Europa

Care democratiche e cari democratici, care e cari connazionali,
negli ultimi mesi dell’anno scorso e nei primi di quest’anno si sono susseguiti avvenimenti politici di grande rilevanza che hanno visto il Partito democratico protagonista di primo piano, nel bene e nel male. Lo scossone politico è stato generato da tre fatti: le dimissioni obbligatorie dal Senato di Silvio Berlusconi, la spaccatura del Pdl dalla quale sono nate Forza Italia e il Nuovo Centro Destra, e le Primarie che hanno portato Matteo Renzi al vertice del Partito democratico. Come potete immaginare, l’attività legislativa ne ha risentito  pesantemente. E’ questa la causa principale che ha rallentato l’azione del governo di Enrico Letta, che si è trovato a dover esercitare la sua azione più incisiva mentre si scomponeva il quadro politico italiano.

La grande svolta
Quando l’Italia intera si aspettava un “cambio di passo” del Governo, è avvenuto il contrario. C’è stato un rallentamento incapace di affrontare i problemi più importanti del Paese. E’ aumentata la disoccupazione, è cresciuto il debito pubblico, è diminuito il Prodotto interno lordo. Occorreva una svolta. Il Partito democratico doveva dare una risposta “sua” all’Italia, più forte e più responsabile. Ecco, che è emersa la necessità di cambiare il Governo per cambiare l’impostazione politica e il ritmo dell’azione di governo. A decidere la svolta è stata la grande maggioranza del Partito democratico. Non solo Matteo Renzi. Certo, il leader del PD l’ha avviata e poi realizzata, ma con il consenso pieno della Direzione e dei Parlamentari di Camera e Senato.

Il Governo Renzi
Così è nato il Governo di Matteo Renzi. Non ci sono stati colpi di mano. Si sono susseguiti fatti che hanno portato a questo esito. Ora c’è davvero da correre, come va ripentendo il nuovo Premier, grande cultore della velocità. Del resto i ritmi della politica non potevano continuare ad avere un andamento lento, quando tutto viaggia velocemente, dall’economia alla finanza, dalle comunicazioni alla circolazione delle persone. Per il Partito democratico è una sfida decisiva. Non è il governo che avremmo preferito. E’ un governo di alleanze, con il Centro e il Nuovo centro destra. Come quello di Letta, direte? No, quello di Letta era un Governo nato con le larghe intese, dove c’era un rapporto paritario con il Pdl, questo di Renzi è a trazione PD. Quello di Letta era un governo voluto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, questo di Renzi è un Governo voluto dal Partito democratico. La differenza c’è.

Le riforme istituzionali
Questo di Renzi è un Governo politico che si affida alla piena responsabilità dei partiti costituenti. In primo luogo il PD, per la consistenza della sua forza egemone. Le difficoltà ci sono, io non le nascondo. Il rapporto con Forza Italia sulle riforme costituzionali è complicato. Al momento c’è il rinnovato accordo di ieri sulla legge elettorale per la Camera e sulla trasformazione del Senato in rappresentanza delle istituzioni locali e dei poteri delle Regioni. Domani non si sa. La politica italiana ci ha abituato a forti accelerazioni, a svolte repentine, a scivoloni all’indietro. Il dibattito sulle riforme costituzionali va avanti da 20 anni. La legge elettorale è stata modificata due volte, prima dal centrosinistra e poi dal centrodestra. Ora si sta tentando di farla tutti insieme, forze di governo e forze di opposizione. Forse è la volta buona. Io me lo auguro. Renzi ci crede.

I parlamentari PD eletti all’estero
Il voto di fiducia che noi parlamentari del PD eletti all’estero abbiamo dato al Governo Renzi, rappresenta l’impegno ad essere presenti nei passaggi nodali dell’attività di Governo. Faremo fino in fondo il nostro dovere verso il mondo degli italiani all’estero che rappresentiamo. Si tratterà di misurare le intenzioni con l’entità degli investimenti e, più ancora, con l’avanzamento delle riforme necessarie. Faremo la nostra parte anche per il necessario e ulteriore impulso da dare all’internazionalizzazione del sistema economico italiano, che già da tempo si giova del grande sostegno di milioni di italiani che vivono all’estero, come di recente riconosciuto nello stesso Piano Destinazione Italia. Ho usato il termine velocizzazione del ritmo della politica. Non a caso. Un’altra decisione importante ha assunto il Partito democratico nei giorni scorsi: adesione al gruppo europeo dei Socialisti & Democratici. Il congresso del Partito del socialismo europeo che si è svolto a Roma  è stato un passaggio essenziale di questo cammino intrapreso dal Partito democratico al momento della sua fondazione.

Socialisti & Democratici Europei
Io sono molto contento e soddisfatto. Matteo Renzi ha tenuto fede all’impegno assunto nel corso delle Primarie quando ha promesso che avrebbe portato il Partito democratico nella “famiglia dei socialisti e dei democratici europei”. E’ una decisione che rappresenta un ancoraggio del PD nel porto delle grandi forze progressiste europee e internazionali. E’ una decisione non ideologica, ma politica, che guarda al futuro e alla globalizzazione che ha abbattuto tante frontiere. Per noi italiani in Europa è una bella notizia sapere di essere rappresentati dalle forze politiche e sociali del Paese dove viviamo. Cambia, più di quanto possiamo immaginare oggi, l’idea di vivere in Europa. Noi democratici ci sentiremo più a casa nostra. Tutto ciò proprio quando cresce un sentimento antieuropeo in molti Paesi. Le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, che si terranno dal 22 al 25 maggio 2014, rappresentano uno spartiacque:  da una parte l’idea che l’Europa è la fonte di tutti i mali, dall’altra, l’idea nostra, che vede l’Europa la nuova frontiera delle opportunità, delle uguaglianze e dei diritti di cittadinanza nella concezione degli Stati Uniti d’Europa.

Chiusura di 23 sedi istituzionali nel mondo
Dicevo, sopra, della scarsa concretezza dell’azione legislativa in questi ultimi quattro mesi, nonostante un’attività parlamentare molto intensa. Abbiamo condotto, in qualità di parlamentari del PD eletti all’estero un’azione forte e continua per bloccare i provvedimenti che porteranno a chiudere nel mondo 23 istituzioni italiane, tra consolati, sportelli e istituti di cultura. Sia alla Camera dei Deputati che al Senato abbiamo chiesto un anno di sospensione per riflettere, analizzare e concordare - Ministero degli Affari Esteri, Amministrazione del MAE, rappresentanti della comunità italiana nel mondo - una strategia per la riorganizzazione della nostra presenza istituzionale nel mondo che sappia, nel contempo, difendere gli interessi dell'Italia e dare puntuali risposte alle aspettative della comunità nazionale. Vediamo se riusciremo a farci ascoltare dal Governo attuale.  Un risultato l’abbiamo ottenuto poche settimane fa, riuscendo a bloccare il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che imponeva alle banche italiane di applicare la ritenuta fiscale del 20 per cento sui bonifici dall’estero intestati a persone fisiche residenti in Italia. La nostra protesta e le nostre argomentazioni hanno portato il Ministero del Tesoro a ritirare quella misura e sospenderla fino al 1 luglio 2014. Saremo tenacissimi nel chiedere  l’abolizione del provvedimento al nuovo ministro e al nuovo Governo.

Ridurre la tassazione sulla casa
Resta aperta la battaglia sulla tassazione locale che penalizza i proprietari di case residenti all’estero. Non indietreggeremo. Andremo avanti in due direzioni: verso il Governo e verso i Comuni. Intraprenderemo delle azioni per sensibilizzare i Sindaci, a cominciare con gli appelli al Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) Piero Fassino fino alle visite di particolari Comuni di forte emigrazione. Ho voluto, in questa comunicazione, sottolineare quantità e qualità di temi e problemi che ci stanno davanti. Non so se il Governo Renzi riuscirà nella sua impresa. So, però, che si è aperta una fase nuova della legislatura che richiede grande impegno e coraggio.

Cordiali e saluti
On. Gianni Farina,
Roma 5 marzo 2014

Nelle foto: in alto Matteo Renzi, in basso il candidato ufficiale dei progressisti alla guida della Commissione europea Martin Schulz

SCHEDA INFORMATIVA

Come votare all'estero per le elezioni Europee

Informazioni per il voto degli italiani residenti all'estero iscritti per le Elezioni Europee del 25 maggio 2014. Per i non iscritti all’AIRE il 6 marzo scade la possibilità di registrarsi nei consolati per votare le liste italiane.
Gli iscritti all'AIRE (Albo degli italiani residenti all'estero) possono scegliere se:
•  votare per i candidati delle liste locali registrandosi entro il 5 maggio 2014.  Il voto sarà il 22 Maggio nei seggi dei Council di riferimento; 
Oppure 
•  votare per i candidati delle liste italiane, presentandosi presso i seggi elettorali che verranno predisposti dai Consolati il 25 Maggio in tutta Europa.
Gli italiani non iscritti all'AIRE o quelli temporaneamente all'estero possono votare per i candidati delle liste italiane, senza recarsi in Italia, ai seggi sopra menzionati, previa registrazione presso il Consolato Italiano entro il 6 marzo 2014.

Per la registrazione sono necessari i seguenti documenti:
•  Modulo di richiesta disponibile sul sito del Consolato di appartenenza;
•  Una fotocopia di un documento di identità italiano (passaporto o carta di identità);
• Prova della residenza temporanea per motivi di studio e/o di lavoro (es. iscrizione uni, contratto lavoro, altro...).

Il voto degli Italiani all’estero per le Europee avviene solo nei Paesi Membri dell’Unione Europea. Simili procedure di registrazione e voto saranno replicati da tutti i Consolati Italiani dell’Unione Europea. Gli italiani residenti in Svizzera e negli altri Paesi non aderenti all’UE devono recarsi in Italia.