Un nuovo Jaques Delors alla presidenza della Commissione europea

500 milioni di cittadini e cittadine al voto per eleggere 751 deputati del Parlamento europeo in rappresentanza dei 28 Paesi dell’Unione Europea. Cinque i candidati alla Presidenza della Commissione europea. Il nostro sostegno a Martin Schultz.

Il nuovo Parlamento europeo avrà un compito inedito. Nella sua prima seduta, dopo il 25 maggio, eleggerà il presidente della Commissione europea. Il candidato con più possibilità, oltre al socialdemocratico Martin Schutz  e al popolare Claude Juncker  è, novità assoluta, Guy Verhofstadt, centrista democratico.

Trenta anni dopo, sogna d’essere il nuovo Jaques Delors. Grandi occhiali a nascondere occhi vivaci e un poco tristi. La tristezza di chi pensa troppo ai sogni di bambino in cui voleva, da solo, cambiare il mondo. Una giovialità e un sorriso atipici per un belga dal nome che è già una firma sulle sue origini fiamminghe. Si tratta, come detto,  dell’ex premier belga Guy Verhofstadt, l’uomo che immagina di liberare l’Europa dal cupo pessimismo attuale come riuscì al mitico presidente della commissione europea del tempo che fu.

Durante un decennio (1985–1995) l’ex ministro delle finanze socialista, Jaques Delors, strappò l’Unione europea dalla crisi lanciando l’idea del grande e libero mercato europeo, sostenuto, per l’occasione, dai capi di stato europei, Francois Mitterrand e Helmut Kohl. Contrariamente alla leggenda, questo grande spazio non esiste. Non esiste per le banche, le telecomunicazioni, l’economia digitale, e ancor meno per quanto riguarda l’energia. Ecco i campi non coltivati in cui rilanciare una economica europea anemica e stagnante.

Aggiungiamo pure la necessità di prevedere una politica di bilancio europea e solidale e una difesa implacabile delle libertà di fronte alle intrusioni dell’Agenzia nazionale di sicurezza americana (NSA) e dei giganti della rete che attentano ogni giorno alle proprietà intellettuali dell’Unione. Ecco, quindi, uno dei candidati forti per sopperire alla perdita di Cohn Bendit, per decenni, la bandiera della solidarietà europea.

All’epoca di Delors era tutto più semplice. Il presidente della Commissione veniva nominato. Bastava, quindi, l’appoggio convinto di Kohl e Mitterrand. Oggi, tutto è cambiato. Occorre, innanzitutto, vincere le elezioni per il parlamento europeo.

Il Trattato di Lisbona, scaturito dal fallimento del trattato costituzionale, ha fissato le nuove regole per la designazione del presidente della Commissione. I capi di stato e di governo dell’Unione devono, preliminarmente, proporre al voto del parlamento un candidato tenendo conto dei risultati delle elezioni e dopo appropriate e generali consultazioni. Tutti i partiti presenti nel parlamento comunitario si sono impegnati al rispetto delle norme fissate dal Trattato di Lisbona.

I partiti socialisti e democratici europei presentano Martin Schulz, già presidente del Parlamento europeo. I popolari europei il lussemburghese Caude Juncker. I verdi il francese Josè Bové. Alexis Tsipras è il candidato della  sinistra radicale e alternativa. E poi c’è questo strano personaggio, tale Verhofstadt, che si muove alla velocità dei tempi moderni. A Parigi per sostenere Marielle de Sarnez, capo  fila dei centristi nella capitale. La settimana precedente, il poliglotta belga, era a Roma in prima serata sulla Rai. Da lì, a Londra e altrove. Una maratona per coprire i ventotto paesi dell’Unione con uno slogan semplice e convincente: siamo all’inizio di una nuova e grande democrazia europea. Fare più e meglio per vincere la sfida contro il disfattismo degli euro scettici.Inizio modulo Perché sia chiaro il problema.

I grandi partiti popolari europei, progressisti o conservatori, intendono contrastare l’egemonia dei capi di Stato e di governo, riaffermare il superamento delle riunioni di vertice, dare al nuovo parlamento comunitario il ruolo che le spetta in una futura democrazia parlamentare dell’Unione europea.

I loro leader  si riuniranno a Bruxelles all'indomani delle elezioni del 25 maggio. Schulz, Juncker e Verhofstadt, i tre candidati dei rispettivi schieramenti politici, hanno siglato un patto tra di loro: il partito con  più rappresentanti parlamentari eletti avrà il diritto di affermare una  sua candidatura. E per impedire eccessive intromissioni dei capi di governo, si riuniranno già nella giornata di martedì 27 maggio. La riunione preventiva non avrà un compito facile da risolvere: i sondaggi danno un testa a testa tra i socialisti e i popolari tra i quali figurano, oltretutto, partiti euro scettici quali "Forza Italia" o l’ ultra nazionalista ungherese Viktor Orban.

Lo stallo potrebbe portare alla scelta di un candidato di compromesso favorendo l’elezione di Verhofstadt. È portatore di un progetto centrista nonché europeista della prima ora. Il presidente francese Hollande e la cancelliera tedesca Merkel osservano gli avvenimenti con apparente distanza. Anche se non riescono a nascondere imbarazzi e diffusi malumori. Per il terzo incomodo, David Cameron, i tre candidati alla presidenza della commissione europea, convinti federalisti, sono impresentabili agli occhi della  perfida Albione.

Rimane l’Italia. La novità della nuova presidenza di Matteo Renzi. Il suo protagonismo per portare i democratici italiani ad essere il primo partito all’interno del gruppo socialista. Per un importante ruolo dell’Italia. Per vincere la sfida di una nuova unità europea fondata sull’ampliamento della democrazia. Che può e deve iniziare dal suffragio popolare chiamato ad eleggere il Parlamento dei cittadini dell’Unione europea.