Assegno di solidarietà per gli anziani all’estero

Tra le priorità un rapido iter parlamentare e l’aggregazione intorno al provvedimento di un largo consenso politico. Chiesto un più ampio accesso a questo strumento di solidarietà

Alla Commissione Affari Sociali della Camera è stato presentato il disegno di legge che prevede l’introduzione dell’assegno di solidarietà per gli anziani italiani all’estero. La proposta normativa, che ha come primo firmatario la deputata dell’Ulivo Mariza Bafile ed è stata sottoscritta anche da altri eletti all’estero, stabilisce l’erogazione di 125 euro mensili per i connazionali emigrati over 65, che abbiano un reddito annuo inferiore ai 3.000 euro. Un limite che viene innalzato a 5.000 euro per gli anziani coniugati. Dal disegno di legge è prevista una graduale entrata a regime della riforma, con erogazioni aumentate nell’arco di tre anni fino al raggiungimento di 125 euro. Stabiliti anche i parametri per il calcolo dei livelli del disagio che sono stati individuati nel reddito e nel reale potere d’acquisto del beneficiario dell’assegno. Per avere il polso della situazione parlamentare in cui si muoverà la proposta di legge - già in passato alcuni disegni normativi sulla materia si sono arenati o persi nei meandri della politica- e capire come ci si sta muovendo per portare a casa questa conquista lungamente attesa dalle nostre comunità nel mondo, abbiamo ascoltato il parere dei deputati dell’Ulivo Marco Fedi e Gianni Farina. Due dei parlamentari che hanno sottoscritto la proposta di legge.

“E’ innanzitutto significativo - ha esordito Fedi - che la discussione sul disegno di legge abbia preso il via  presso la competente commissione per gli Affari Sociali . Per capire se questo provvedimento di iniziativa parlamentare avrà però le gambe per proseguire il suo iter  dovremo vedere come nell’evoluzione della discussione si esprimeranno i vari gruppi parlamentari. Accanto a questo disegno di legge c’è l’iniziativa del Governo, promossa dal vice ministro degli Esteri Franco Danieli, che dovremo valutare bene e che è stata inclusa nella finanziaria per iniziare a erogare da subito un contributo ai connazionali indigenti. Un aiuto in denaro che nella sua entità iniziale sarà ridotto rispetto alla previsione della nostra proposta di legge, ma che poi, nell’arco di tre anni, dovrebbe arrivare ad essere simile a quella del disegno normativo che è stato presentato in Commissione dalla Bafile. Quindi vedremo quali delle due proposte, quella del Governo o quella d’iniziativa parlamentare,  riuscirà a portare a casa questo risultato. Noi stiamo lavorando - ha proseguito Fedi rispondendo alla nostra domanda sull’opportunità di trovare in Parlamento il più ampio consenso possibile intorno alla proposta di legge - per convincere tutte le forze di entrambi i schieramenti dell’urgenza del provvedimento. Gli orientamenti espressi in passato ed anche le proposte di legge presentate da altre forze politiche su questo tema, lascerebbero presupporre un iter anche abbastanza veloce. Ma il tutto dipenderà anche dalla durata della legislatura e dalla priorità che maggioranza ed opposizione assegneranno a questo provvedimento che per noi ovviamente è prioritario”.

La necessità di andare avanti senza indugi su questa strada è stata sottolineata anche da Gianni Farina. “L’emigrazione italiana in America Latina - ha affermato - ha consentito all’Italia, dal 1945 in poi, di sopravvivere attraverso le rimesse, i finanziamenti e il grano per il pane. Senza l’America Latina questo paese non sarebbe sopravvissuto agli anni terribili del secondo dopoguerra. E allora a me sembra che questo disegno di legge, volto a proporre un contributo di solidarietà effettivo a nostri emigranti che non hanno avuto fortuna, rappresenti un minimo necessario risarcimento politico, umano e morale per queste comunità che devono essere il nostro orgoglio. C’è ovviamente il problema del finanziamento; noi comunque spingeremo al massimo affinché l’accesso a questo strumento di solidarietà sia il più ampio possibile. Dopo di che verificheremo le tappe necessarie ed importanti da fare, ma deve rimanere il principio e l’impegno immediato per andare verso un processo positivo”.

A Farina abbiamo anche chiesto un commento sull’idea di limitare la concessione dell’assegno di solidarietà ai soli nati in Italia. “Su questo punto - ci ha risposto il deputato - non sono d’accordo, perché anche il figlio di un emigrato, nato negli anni ‘50 nei paesi di residenza, è un nostro compatriota. Un connazionale che va aiutato nel processo di rinascita sua personale e del paese che lo accoglie che potrebbe essere ad esempio l’Argentina. Un paese che cito come emblema di tutte le nazioni in difficoltà dell’America Latina. Ovviamente bisognerà fare opportuni controlli selettivi per stabilire chi sono i reali fruitori di questo diritto. Bisogna comunque guardare a questa tematica - ha concluso Farina chiedendo un approccio sereno e costruttivo sulla materia - con una concezione positiva ed ottimistica, rendendoci conto delle nostre possibilità e del bene che noi facciamo”.(Goffredo Morgia-Inform)

Camera dei Deputati, ottobre 2008