In Europa una lista di centrosinistra

ROMA Una proposta di legge che rimanga "a futura memoria", per garantire non solo agli eletti all’estero, ma a tutto il Parlamento italiano, uno "strumento" per lavorare alla causa delle comunità italiane nel mondo e per avere un "Osservatorio permanente" sulle nuove mobilità. Questo l’obiettivo dell’onorevole Gianni Farina (Pd), primo firmatario della proposta di legge sulla "Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sull’emigrazione italiana nel mondo". Il testo, assegnato alla Commissione Affari Esteri, non avrà neanche il tempo per essere esaminato – visto l’ormai prossimo scioglimento delle Camere - ma Farina ha inteso comunque lasciare un "segno", che "rimanga a memoria". Posto che, se verrà ricandidato e poi rieletto nella ripartizione Europa, ripresenterà la proposta di legge all’inizio della prossima legislatura, o insisterà presso i nuovi eletti all’estero perché la facciano propria.

All’estero, o quanto meno in Europa, ci ha detto oggi Farina durante un incontro cui ha preso parte anche Norberto Lombardi, "il Partito democratico sta lavorando ad una lista di centrosinistra, rappresentativa dell’insieme del milione e 600 mila elettori europei". Una lista che comprenderebbe "Sinistra Ecologia e Libertà, i socialisti, gruppi e movimenti della società civile". Una lista che "riassuma il meglio della comunità italiana" e che, per l’Europa – ripartizione che elegge 6 deputati e 2 senatori – dovrebbe essere formata da "12 candidati alla Camera e 4 al Senato". Sul punto il condizionale è ancora d’obbligo, così come lo è quando si parla e si scrive della tempistica del voto, con la data delle elezioni ancora incerta, con un probabile "election day" il 14 o il 21 febbraio. In ogni caso, ha supposto Farina, per l’estero significherebbe "presentare le liste entro il 10-12 o il 17-19 gennaio, quindi inviare le schede agli elettori entro il 31 gennaio". Tempi stretti, come si diceva, col Pd che nei prossimi giorni ha convocato in diversi Paesi europei le assemblee nazionali per fare il punto della situazione. "In Svizzera – ha puntualizzato Farina – ci vedremo sabato prossimo. Discuteremo di questi 5 anni in parlamento, del radicamento sul territorio dei candidati e, certo, si darà un giudizio di merito sugli eletti". Alla Camera da sei anni, Farina è stato ieri tra i milioni di spettatori de "La più bella del mondo", la trasmissione di Roberto Benigni sui principi fondamentali della Costituzione. "Mi ha fatto molto piacere – ha commentato – il riferimento all’articolo 35 e alla tutela del lavoro degli italiani all’estero. D’altro canto, l’Italia ha saputo essere una "matrigna" verso i suoi connazionali, è quasi inutile ricordarlo, così come lo è evidenziare come gli italiani all’estero siano stati fondamentali e essenziali al grande sviluppo del Paese degli anni 50 e 60 grazie alle loro rimesse". Solo nel 2001, ha ricordato ancora, "fu approvata la legge sulla loro rappresentanza in Parlamento", ma "già prima degli eletti all’estero, c’erano decine di parlamentari che si sono occupati dei problemi degli emigrati. Straordinari deputati che si sono occupati della materia con noi, all’epoca dirigenti all’estero, come Gigi Sandirocco e Mirko Tremaglia. Non vanno dimenticati perché l’elezione degli eletti all’estero è stata conseguenza di quello straordinario impegno". Detto questo, per Farina "il voto è arrivato tardi e non è stato sufficientemente valorizzato. Pensavamo di portare la voce del mondo in Parlamento", e invece così non è stato. "Dal 2006 al 2008 abbiamo svolto un ottimo lavoro, aiutati da un governo sensibile. Quando si prendevano decisioni sugli italiani all’estero, venivamo ricevuti a Palazzo Chigi, da Levi o da Letta, ogni due mesi. C’era un’attenzione che poi è crollata totalmente nel 2008 e sino ai nostri giorni. Su ogni cosa ormai è un disastro. Quattro anni di Berlusconi e del sottosegretario Mantica hanno prodotto una devastazione morale e territoriale. Devo dire che neanche Monti ha invertito la tendenza, ma almeno siamo riusciti a restituire qualcosa, grazie al lavoro incessante da parte di tutti". Discuteremo di questi 4 anni del radicamento sul territorio dei candidati e per si darà un giudizio di merito sugli eletti.

Mi si chiederà perché presentare due proposte di legge a novembre 2012", ha spiegato Farina che, oltre alla proposta sulla Commissione parlamentare, ha presentato anche quella sul personale a contratto assunto all’estero. "Perché, da quanto è avvenuto, ho tratto la conclusione che in Parlamento manchi lo strumento per proporre, tutelare e difendere le comunità italiane all’estero" anche "alla luce dei cambiamenti in atto nell’emigrazione". Tutela significa, per Farina, pensare agli anziani pensionati rimasti all’estero, così come ai lavoratori o ai giovani, anche "intervenendo sulle istituzioni locali". Significa parlare di interculturalismo e di tutela della lingua, tema che Farina tratta anche nel Consiglio d’Europa di cui è membro. "La tutela della lingua non è solo un problema italiano: noi chiediamo all’Italia una "battaglia politica" a Bruxelles per difendere la nostra lingua e la nostra cultura come un patrimonio europeo e mondiale, come diceva Benigni ieri sera. Chiediamo un migliore utilizzo di quei 90 milioni che l’Italia spende in totale all’estero, perché non ci sono solo i 6 milioni per i corsi di lingua e cultura". Rimanendo in tema, Farina ha pure ribadito che è "sbagliato ridurre il numero dei docenti inviati dal Mae all’estero: certo che occorre riformare il Ministero e gli Isee, ma quello dei docenti è un altro discorso: ne dovremmo inviare di più e accoglierne di esteri in Italia" in uno scambio culturale, appunto, che fa crescere tutti. "Ecco perché per me servirebbero tanti Erasmus per tutto, anche per gli idraulici, non solo per gli avvocati". "Ecco, - ha riassunto – per affrontare questi temi ci manca lo strumento, oltre che qualche volontà. Ecco perché abbiamo presentato questa proposta di legge, come fatto anche da Tremaglia, anche se in un testo limitato perché non teneva conto dello sviluppo della nuova emigrazione degli ultimi due anni, che io chiamo il "frutto della mobilità europea". Certo che siamo scontenti che se ne vadano i migliori, ma il punto è piuttosto che non torna nessuno: vorrei vedere professionisti esteri in Italia, perché solo così si costruisce l’unione politica ed economica dell’Europa".

Auspicando per il suo testo – nella prossima Legislatura – un iter diverso da quello destinato alla proposta di Tremaglia, mai calendarizzata dalla Commissione Esteri, Farina ha sottolineato che la "sua" Commissione sarebbe "lo strumento per operare in Parlamento, con tutti gli eletti all’estero, ma anche con altrettanti eletti in Italia, che insieme formerebbero il nucleo da cui nascono proposte di intervento, così da attirare l’attenzione di tutto il Parlamento". Una Commissione che non si limiterebbe a proporre leggi, ma che fungerebbe da "Osservatorio permanente" sulla mobilità, oltre che diventare "un punto di incontro degli eletti all’estero, così come fanno i parlamentari eletti in una regione quando dibattono sugli interessi locali. Spero che alle prossime elezioni vinca il Pd, che è più sensibile al tema", ha aggiunto Farina, che ha infine ricordato come "anche la Dc o il Psi avessero un rapporto storico con l’emigrazione; è che dentro questo Parlamento questa esperienza è venuta totalmente a mancare".

aise, Roma 18 Dicembre 2012