“Occhio alla vendita del patrimonio immobiliare italiano all’estero”

Intervista dell’Onorevole Gianni Farina (PD) al quotidiano svizzero “La Regione” in merito alla vendita degli immobili dello Stato Italiano in Ticino e San Gallo.

Il Municipio di Locarno, pur essendo interessato all’acquisto, non ha potuto prendere parte all’asta, poiché i tempi erano troppo stretti per chiedere il credito necessario (prezzo base: 4,72 milioni di franchi) al Consiglio comunale.

È a conoscenza di quanto sta succedendo a Locarno?
Certamente. È nota da tempo la decisione del Ministero degli affari esteri e della Cooperazione internazionale di mettere in vendita alcuni beni dello Stato. In Svizzera, oltre a quelli di Locarno e Bellinzona, è in vendita anche la sede del consolato di San Gallo. Le aste di questi lotti sono state bandite tutte il 23 marzo scorso. C’è inoltre una trattativa con il Ministero per la sede dell’ex consolato di Lucerna. Da qualche anno è in atto un’ampia ristrutturazione della rete consolare italiana nel mondo, con malcontenti e opposizioni da parte dei nostri connazionali. Io stesso sono stato molto impegnato a contrastare decisioni affrettate e sbagliate.

Considera legittime le richieste formulate dal Municipio di Locarno?
La Città ha fatto bene ad avanzare la richiesta di entrare in gara. Voglio sottolineare che uno degli edifici in questione, la Casa d’Italia, fu costruito dall’emigrazione italiana e successivamente donato allo Stato. Quindi, moralmente, appartiene ancora alla comunità italiana. Tante sono state le lotte delle associazioni e del Comites contro la chiusura del vice consolato nel 2000 e successivamente contro la messa in vendita dell’immobile. Affidarlo al Comune di Locarno sarebbe la decisione giusta, soprattutto alla luce anche della destinazione d’uso che ne farebbe. È chiaro, l’asta è una pratica corretta e disciplinata dalla legge dello Stato, come viene citato nell’avviso pubblico del consolato generale di Lugano. L’articolo 1 dell’asta recita che l’amministrazione si riserva anche “di annullare, sospendere o revocare, secondo la normativa vigente, la procedura d’asta in ogni fase”. Margini, quindi, per permettere al Comune di Locarno d’inserirsi, li vedo.

Come mai gli edifici all’estero che lo Stato italiano intende alienare vengono messi sistematicamente all’asta, nonostante ci siano enti pubblici disposti a comperare e ad avviare serie trattative private?
È sicuramente una procedura corretta, serve a tutelare diversi interessi: quello economico dell’amministrazione e quello alla parità di trattamento tra potenziali contraenti. Sulla carta, è uno strumento di prevenzione della corruzione.

Ritiene che Locarno abbia compiuto i passi necessari o potrebbe fare di più?
Il sindaco Carla Speziali ha comunicato ufficialmente l’interesse a rilevare l’edificio sia ai consoli che si sono alternati alla sede di Lugano sia all’ambasciatore in Berna, Cosimo Risi. Capisco, quindi, che partecipare a un’asta della durata di appena 3 settimane sia impossibile per un Municipio che deve adempiere prima i dovuti passaggi in Consiglio comunale. Mi meraviglio che alle sue sollecitazioni non siano seguite le risposte dovute.

Come potrebbe muoversi la Città per ottenere i risultati auspicati?
È evidente che l’invito alla sospensione o annullamento dell’asta è l’unica richiesta che possa fare. A meno che l’asta vada deserta e quindi entrare in trattativa subito nella seconda fase che inevitabilmente si aprirà. Sarà mio impegno fare luce sull’iter che ha portato ad accelerare i tempi dell’asta e sulle ragioni delle mancate risposte al sindaco Carla Speziali da parte delle rappresentanze istituzionali italiane.