"Proposta di legge: Abolizione canone Rai per i residenti all'Estero"

Gli italiani residenti all’estero vanno esonerati dal canone istituito da un Regio decreto nel lontano 1938. Il pagamento dell’abbonamento RAI si basa su quella legge che disciplinava per la prima volta gli abbonamenti alle radioaudizioni. Nell’articolo 2 si stabiliva che il pagamento del canone “può essere effettuato in unica soluzione, nel quale caso esso è dovuto nell'accennata misura di L. 81, ovvero in due rate corrispondenti ai semestri gennaio-giugno, luglio-dicembre, nel quale caso è dovuto nella misura di L. 42,50 per ogni rata”.

Ancora oggi l'abbonamento si intende tacitamente rinnovato di anno in anno e l'utente è obbligato, senza bisogno di alcun preavviso, al pagamento del canone. Ora l’articolo 153 della legge di stabilità 2016 aggiunge all’articolo 1, secondo comma del Regio decreto: la detenzione di un apparecchio si presume altresì nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica.

Quindi oltre alla presunzione della detenzione di apparecchi adattabili alla ricezione di segnali televisivi su piattaforma terrestre e piattaforma satellitare o la presenza di un impianto aereo atto alla captazione o trasmissione dei segnali televisivi, vi è anche la presunzione che collega l’utilizzo degli apparecchi radioriceventi ad un contratto per l’energia elettrica e alla residenza anagrafica nel luogo di detenzione dell’apparecchio.

La mia iniziativa scaturisce non solo per l’ingiustizia fiscale che gli italiani residenti all’estero subiscono nel dover pagare una tassa - anche se in questo caso risulta essere intesa un tributo dopo la sentenza n. 284 del 26 giugno 2002 - per un servizio che viene utilizzato solo parzialmente, ma per chiarire il significato di residenza anagrafica. I cittadini italiani residenti permanentemente all’estero sono iscritti all’AIRE.

Se la casa dei residenti all’estero posseduta in Italia è considerata seconda abitazione, in quanto iscritti Aire, si ricava che essa non è il luogo della residenza abituale. Quindi, non è la residenza anagrafica della famiglia come specificano gli articoli 43 (“La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale) e 144 (“I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze de entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa) del Codice civile italiano.

All’articolo 2 della proposta di legge sottoscritta anche dai miei colleghi del Pd eletti all’estero, si individua la copertura dei mancati introiti nei “Fondi di riserva speciale” della missione “Fondi da ripartire” dello Stato di previsione del Ministero dell’economia delle finanze, Tabella n. 2, per gli anni 2016, 2017 e 2018.

Roma, 12 aprile 2016