A Le Mans è ricominciata la corsa dei socialisti

Dal 18 al 20 novembre a Le Mans si è tenuto il congresso del Partito socialista francese: impegno per ridare slancio al partito, costruire l’unità della sinistra, rilanciare l’Unione europea, rispondere alle sfide del mondo globale.

Il 10 Maggio del 1981, vinsero. Vittoria storica della sinistra unita attorno ad un uomo, Francois Mitterand, e ad un programma. Immensi, i cambiamenti nati da quel periodo. Grandi progressi nel campo delle libertà individuali e collettive. Sopressione della pena di morte. Radio libere. Le 39 ore lavorative e 35 , a partire dal 1997. La quinta settimana di congedo lavorativo pagato. La pensione a 60 anni.La decentralizzazione. L’RMI (reddito minimo garantito). Parità tra uomo e donna.Impiego giovani. Costruzione europea.
E’ doveroso ricordare tutto ciò, nel pieno di un complesso e drammatico dibattito congressuale. È un omaggio al P.S. e a tutta la sinistra. Ai compagni e alle compagne che l’hanno realizzato. Per ricordare alle nuove generazioni il lavoro svolto. Attraverso una intelligente e impegnata azione politica, fondata sui principi basilari della solidarietà e della giustizia e nel contesto di una moderna economia sociale di mercato. Sconfitte e vittorie a partire da quello storico 1981. La fine dell’era Mitterandiana e l’avvento di Chirac nel 95,la vittoria di Lionel Jospin nel 97 e, a seguire, il 21 Aprile 2002 ed il 29 Maggio 2005. Le due ultime date, crudeli simboli di altrettante gravi disfatte, sono al centro dell’attuale dibattito, motivo di profonde e preoccupate riflessioni. È venuta meno la fiducia. Tra il partito e la maggioranza del popolo. Tutto lascia pensare che si sta entrando in una fase di profondi e radicali cambiamenti. E che il partito socialista abbia per troppo tempo smarrito la capacità di percezione e analisi. Di un mondo che è cambiato. La rivoluzione informatica e l’educazione di massa globale hanno terremotato il mondo del lavoro, i rapporti sociali, le scale di valori della vita di ognuno, i rischi dell’ecologia. Il mondo globale si è ridotto ad unità: nell’informazione, nel campo delle scoperte, nello scambio di beni e di servizi, nell’insicurezza di fronte a nuove e sconosciute malattie, nella constatazione di un mondo gracile e indifeso di fronte ai cataclismi della natura.
Sta di fronte al partito l’immagine di un mondo in cui la ricchezza e in costante e persino straordinaria espansione, tuttavia unita ad una ineguale redistribuzione. È scomparso in Europa il totalitarismo comunista. E abbiamo tuttavia conosciuto la guerra e il terrorismo sul nostro continente e alle sue frontiere, in Irak, in Cecenia. Esse continuano, in Israele come in Palestina. L’est vive momenti di grande incertezza. Al sud del mondo fioriscono le dittature. Nuove grandi potenze economiche, quali la Cina e l’India, pongono straordinari problemi di carattere concorrenziale: bassi salari, mancanza di diritti fondamentali, che non vanno subiti e accettati. Ma creano anche un immenso mercato per la sfida globale. In tale contesto si è tenuto un congresso che intendeva ridare fiducia per vincere la paura del nuovo. Paura e rabbia unite nell’incendio delle banlieues della città simbolo, tra i casermoni dei senza speranza, ove viverci signifa perdere l’anima e con essa il diritto a sognare. Quella paura che ha portato alla disfatta referendaria anti europea del 29 maggio 20005. Ha diviso il partito e la sinistra, ha allontanato nel tempo una grande speranza. L’Europa unita, il suo divenire soggetto protagonista sulla scena mondiale. Alleanza per la pace ed il progresso delle nazioni appena uscite da una terribile guerra, l’Unione fu inizialmente una alleanza protettrice di fronte ai modelli comunisti dell’est. Ha saputo integrare i vecchi paesi fascisti e, successivamente, i paesi a dominazione totalitaria dell’Europa centrale. La pace e la democrazia trionfano oggi dal Portogallo alla Polonia. Ciò nonostante, ha vinto la paura. Ha vinto la paura perchè non si è saputo costruire una Unione ricca di un modello sociale avanzato, in grado di utilizzare positivamente scienza e innovazione, di governare la mondializzazione, di riequilibrare con gli strumenti della politica la violenza dell’economia di mercato che ha lasciato sul terreno milioni di senza lavoro. Per dirla con Lionel Jospin: non ha saputo contrastare con successo la nuova aristocrazia che si sta impossessando dell’economia mondiale. Ha vinto la paura perché non ha saputo integrare l’umanità immigrata sulla base dei diritti e dei doveri, del rispetto di tradizioni, storie e culture dei tanti che ci vivono. L’augurio nostro affinché il P.S. possa ritrovare, nel corso di un sofferto travaglio politico, e in tanti suoi soggetti protagonisti, umano, l’entusiasmo per intraprendere un nuovo cammino. Ben oltre l’orizzonte delle pur legittime ambizioni personali e le contrastanti visioni strategiche. È la sfida che spetta a chi è stato chiamato a guidarlo, ad ogni suo dirigente, alla generazione di socialisti francesi in un periodo complesso della storia del loro paese: rifondare il modello social-democratico all’altezza della modernità e per collocare la Francia nel campo dei paesi che si battono per la solidarietà, la scienza universale, la tolleranza e la democrazia, la pace e la giustizia per intraprendere una nuova tappa dell’avventura umana.

Gianni Farina
realtà nuova, dicembre 2005