Sensibilizzare il Parlamento sul grande patrimonio dell’Italianità

"Bisogna stabilire delle priorità, che non possono non partire dalla grandissima preoccupazione che la comunità italiana in Europa e nel mondo vive in questo momento, cioè la perdita della sua identità. Nei processi integrativi che, io temo, sono stati unicamente processi assimilatori, la comunità italiana rischia di perdere questo suo grande patrimonio, invece deve entrare in Europa e nel resto del mondo, apprendendo ma portando anche tanto delle sue tradizioni, della sua storia e la sua cultura. Esse sono una vera ricchezza". E a questo scopo, "per sensibilizzare il parlamento sul grande patrimonio dell’italianità", utile potrebbe essere la Bicamerale. Ne è convinto l’on. Gianni Farina, deputato del PD eletto in Europa, con il quale continuano i nostri appuntamenti "A tu per tu con il parlamentare".
In base alla sua esperienza di italiano all'estero, quali ritiene che siano i temi più urgenti da affrontare in Parlamento? La rete consolare va sicuramente rivista, perché in tante parti del mondo, in Europa sicuramente, una volta si aveva a che fare con l'emigrazione di massa, la vera tragedia italiana del dopoguerra, una emigrazione spesso povera e alla ricerca di un posto di lavoro, messa a confronto con problemi culturali e storici che le erano sconosciuti. Quindi il consolato era un punto di riferimento, era a disposizione per ogni evenienza, persino per avere un sia pur minimo rapporto con la famiglia in Italia, perché chi emigrava nel mondo spesso restava un lungo periodo fuori, mentre dall'Europa si rientrava almeno una volta all'anno. Il consolato era come la ciambella di salvataggio, mentre oggi le esigenze dei connazionali sono diverse.
L'associazionismo ha ancora una funzione importante? L'associazionismo può essere ancora utile se cambia, come devono cambiare i consolati. Le ultime generazioni dovrebbero continuare a sentirsi italiane nel mondo, come lo erano i loro padri e i loro nonni.
Non vede questo tipo di interesse da parte delle ultime generazioni? Purtroppo no, perché l'associazionismo non è mai stato in grado di trovare il collegamento, il filo rosso che unisce le origini alla realtà moderna. Ora bisogna pur costruire qualcosa, bisogna partire da quello che già esiste per cercare di invertire la tendenza. È d'accordo con la proposta di legge per l'istituzione di una bicamerale presentata da Tremaglia? Lo sono stato anche in passato quando era una mia proposta, anche se non formalizzata, perché ritengo che nella bicamerale tutti i parlamentari, deputati e senatori, eletti all'estero possano coesistere trasversalmente con un certo numero di parlamentari eletti in Italia, interessati ai problemi della nostra emigrazione.
Ce ne sono tanti di problemi? Ce ne sono, anche se io sono ottimista, sono sempre per vedere il bicchiere mezzo pieno. La bicamerale può essere utile per sensibilizzare il parlamento sul grande patrimonio di italianità e cultura che esiste nel mondo, sensibilizzare un parlamento che è rimasto, su questi temi, molto legato a un passato remoto.
La diffusione della lingua e della cultura italiana all'estero in che modo andrebbe incentivata? L'Europa non si sta costruendo sulle multiculture, ma sull'inglese e questo non è solo un problema italiano, ma anche francese, tedesco e di tutte quelle nazioni che sono legate alla propria cultura. Sono convinto che si debba costruire un'Unione europea dei popoli, con le proprie culture e tradizioni. E questo può essere possibile solo con l'insegnamento della lingua nel contesto europeo: deve essere un diritto garantito, che ora esiste solo sulla carta, mentre deve essere fattivo in ogni scuola europea. Sinora noi abbiamo fatto poco in questo senso.
Lei già aveva presentato, nella scorsa legislatura, una proposta di legge sull'insegnamento dell'italiano all'estero? Sì, lo rifarò anche in questa e sarà una proposta altamente innovativa. Purtroppo nella scorsa legislatura non c'è stato il tempo materiale per affrontare il tema adeguatamente...
Quando ci saranno i suoi prossimi incontri con le collettività italiane in Europa? Io viaggio molto, passo la vita tra il parlamento e l'Europa, da Francoforte a Parigi, da Lione a Marsiglia. Vado ad incontrare i rappresentanti dei Comites ed i membri del Cgie. E a tal proposito vorrei aggiungere che la legge sui Comites è una buona legge, salvo che occorrono più finanziamenti. L'articolato della legge è di indubbia importanza e innovazione, ma bisogna intervenire si finanziamenti alle attività di questi organismi e non fare conto sul volontariato di massa.
È d'accordo sulla riduzione del numero dei membri del Cgie? Certo! Ci sono 18 rappresentanti in parlamento e bisogna che il Cgie sappia approfittare di questa nuova realtà.
In che modo esattamente? Ci dovrebbe essere un collegamento quotidiano attraverso la segreteria esecutiva del Cgie. Trovo poi assurdo, alla luce dell'esistenza dei 18 parlamentari, che vi ancora sia un Comitato di Presidenza di 17 o 18 membri che si riuniscono periodicamente, ogni mese e mezzo circa, a Roma. Ci deve essere un collegamento quotidiano sulle questioni che ci riguardano direttamente. Probabilmente si dovrà andare a ridurre, in modo negoziato, il numero dei membri, cercando di non penalizzare le piccole comunità. Ma il Cgie deve continuare a esistere per il suo ruolo importante.
Da Palazzo Montecitorio un saluto agli italiani nel mondo. Ora ci troviamo nella Sala delle Commissioni Riunite e approfitto di questa opportunità per ringraziare tutte le cittadine e tutti i cittadini che hanno dato un così ampio consenso alla mia persona. Spero di meritarmelo perché la situazione è complessa, è difficile, c'è il rischio che molte delle speranze suscitate dall'avvento dei parlamentari possano essere deluse e mortificate. L'augurio che faccio alla comunità italiana in Europa e nel mondo è questo: di non deludervi e di essere all'altezza della fiducia ricevuta.
Stefano Cuneo aise, 21 luglio 2008