"I parlamentari dovranno dimettersi dal CGIE"

Dopo la vacanza estiva, il Parlamento italiano riapre i battenti. Superate alla Camera e al Senato le fasi convulse di maggio e giugno, deputati e senatori dovranno affrontare le difficoltà della Legge Finanziaria. I parlamentari oltre ai lavori in aula, alla cura dei collegi elettorali, sono chiamati ad assolvere i particolari incarichi assunti nelle Commissioni. L’On. Gianni Farina è impegnato nella Giunta per le Elezioni e nella Delegazione italiana presso l’OSCE. Dall’ 8 all’ 11 settembre sarà in Montenegro per seguire le elezioni in quel Paese. Il 12 volerà a Parigi in occasione della visita di Stato del Presidente Giorgio Napolitano. A metà settembre parteciperà ai lavori della Commissione europea del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Nei primi mesi che hanno preceduto l’estate, l’On. Gianni Farina oltre ad abituarsi alla vita pendolare del deputato che lo porta a viaggiare ogni settimana tra Roma e Zurigo, ha iniziato a muovere i primi passi di attività parlamentare. Dopo l’elezione nella Giunta per le Elezioni, recentemente è stato nominato dal Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, membro della Delegazione italiana presso l’OSCE. Sono due importanti incarichi che lo vedono impegnato in un lavoro parlamentare particolarmente delicato. Nella Giunta per le Elezioni si trova confrontato, insieme agli altri 29 colleghi, a valutare e definire la correttezza della votazione che ha permesso agli eletti in Italia e all’Estero di sedere sugli scranni di Montecitorio. Nella Delegazione italiana presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (OSCE), composta di 11 parlamentari (7 Deputati e 4 Senatori) e presieduta dal Sen. Carlo Vizzini, Gianni Farina è chiamato ad occuparsi di democrazia, diritti umani e questioni umanitarie. La delegazione, che annovera tra i suoi ex-presidenti anche Giulio Andreotti, dall’8 all’11 settembre si recherà nella Repubblica del Montenegro, e in autunno in Bosnia Erzegovina per seguire le elezioni che si terranno in questi paesi. Mentre nel 2007 si occuperà dei test elettorali in Ucraina e nei Paesi Baltici. In rapida successione, nei mesi di giugno e luglio, Gianni Farina ha presentato tre interrogazioni, dimostrando in questo modo di essersi appropriato delle tecniche parlamentari. Infatti, secondo l’ordinamento giuridico italiano l’interrogazione parlamentare è una domanda che uno o più parlamentari rivolgono al Governo nel suo complesso o a un singolo ministro per essere informato sulla veridicità di un fatto o di una notizia e sui provvedimenti che il Governo intende adottare o ha già adottato. Il ministro interpellato è tenuto a rispondere per iscritto all’interrogazione oppure oralmente in Parlamento. «A questo punto avrò diritto - afferma Farina - a replicare brevemente e a dichiararmi soddisfatto o meno della risposta ricevuta». L’interrogazione parlamentare è uno degli strumenti con cui il parlamento svolge la sua attività di controllo sull’operato legislativo del governo e viene spesso utilizzata anche da membri della maggioranza per il semplice scopo di conoscere e ottenere spiegazioni. «Lo strumento dell’Interrogazione parlamen-tare - precisa Farina - è contemplato in molti altri ordinamenti giuridici europei». La prima Interrogazione, rivolta al ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, riguarda i trasporti transnazionali tra Italia e Francia del Sud. Si tratta di un problema che tocca centinaia di migliaia di passeggeri (frontalieri e turisti) che viaggiano dalla Liguria e Piemonte alla Provence-Cote Azure. La seconda, indirizzata al ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, focalizza l’attenzione sulla Scuola Elementare Italo-Svizzera di Basilea (Seis). La terza, chiama in causa il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, per sollevare il tema del giusto rapporto in Valtellina tra sfruttamento delle acque da parte delle aziende idroelettriche e difesa delle stesse a vantaggio del territorio e dell’ambiente. L’Onorevole Farina, prima di riprendere a pieno regime l’attività parlamentare, nei prossimi giorni intende risolvere un «problema morale - queste le precise parole scandite - che implica il mio modo di fare politica». Ci pensa un attimo prima di rivelarlo: «Pur non essendo incompatibili i due ruoli (Membro del CGIE e Deputato), ritengo che i parlamentari eletti debbano dare le dimissioni dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Come prevede la legge, potranno continuare in un ruolo diverso a dare il loro contributo importante ai lavori del CGIE. Ciò favorirà l’ingresso di altri protagonisti e nuove intelligenze e sensibilità». Per Gianni Farina le dimissioni dovranno essere rassegnate subito, per consentire all’Assemblea generale di ottobre, di eleggere i nuovi organismi dirigenti. «Io le darò - assicura - alla riunione europea che si terrà dal 14 al 16 settembre a Bruxelles». Con le elezioni dei parlamentari all’estero Gianni Farina ritiene che siano maturi i tempi per una riforma del CGIE: «La sua funzione dovrà restare sempre importante e decisiva per i connazionali all’estero. Credo che la prassi elettiva debba cambiare: elezione diretta congiuntamente alle elezioni dei Comites. Occorre - conclude Farina - dare ulteriore forza alla rappresentanza degli italiani all’estero, elevando ed estendendo il processo di democratizzazione avviato con il voto per il Parlamento». Nella riflessione di Gianni Farina si coglie un timore: evitare di restare intrappolati nei palazzi del potere, perché il voto popolare da solo non basta a dare forza ai parlamentari. Un organismo come il CGIE costituisce un raccordo virtuoso tra le comunità e i loro eletti in Parlamento.

Attilio Tassoni realtà nuova settembre 2006