“L’emozione di votare Napolitano alla Presidenza della Repubblica”

In Francia, un elettore su quattro di chi ha inteso esprimere la preferenza, ha scelto Gianni Farina, quasi il doppio di ogni altro candidato. In Svizzera, nonostante un’assenza politica di oltre quindici anni dalla Confederazione, il popolo della sinistra ha indicato con quel voto di non averlo dimenticato: quasi 9 mila preferenze. Gianni Farina, dirigente di spicco del Pci negli anni ’80, a Montecitorio ha ritrovato quasi tutti i protagonisti dei radicali cambiamenti degli anni Novanta.
Onorevole Farina, anche se il Presidente della Camera vi chiama deputati, lei si sta abituando all’appellativo? Preferisco la novità. Introdotta una prima volta, per la verità, dalla Presidente Pivetti nel 1992. Grazie, Presidente Bertinotti, per l’idea. Quell’onorevole così stantio, da nobiltà decaduta che mi ricorda un po’ la camera dei lords in Gran Bretagna. Meglio deputato, sì, a rappresentare il popolo italiano che vive in Italia e nel mondo.
Ha vinto la sfida, conquistando quasi 9.000 voti in Svizzera e oltre 6.000 in Francia. Le toccherà pendolare tra Roma, Zurigo e Parigi? Oneri e onori. Un risultato importante. Dei migliori in senso assoluto. Che non può assolutamente essere comparato agli altrettanti ottimi risultati dei candidati della sinistra all’interno de l’UNIONE al Senato, ove la competizione era ristretta a pochi e ben identificabili candidati. In Francia, un elettore su quattro di chi ha inteso esprimere la preferenza, ha scelto il sottoscritto, quasi il doppio di ogni altro candidato. In Svizzera, è accaduto un miracolo. Nonostante un’assenza politica di oltre quindici anni dalla Confederazione, il popolo della sinistra ha indicato con quel voto di non aver dimenticato il tratto di strada assieme vissuto. Attestati commoventi di simpatia ovunque. Grazie ai Democratici di Sinistra, a tutto il Partito, al suo segretario come a “realtà nuova”, ai compagni che, pur nel dissenso per la scelta delle candidature, si sono poi impegnati per far vincere l’UNIONE e affermare i candidati della sinistra. E grazie alle compagne ed ai compagni in Svizzera, in Francia e ovunque in Europa per lo straordinario consenso ottenuto. Cercherò di esserne degno.
Come pensa di curare il rapporto con gli elettori del suo collegio? Arduo, faticoso impegno. Collegio continentale. Due milioni di cittadini e cittadine a cui rendere conto del nostro operare in Parlamento e nel contesto dell’UNIONE. Ho potuto constatare, nel corso della campagna elettorale, le aspettative delle collettività italiane nelle città e nei villaggi europei. Aspettative legittime che meritano immediate e puntuali risposte in ogni campo : dall’ammodernamento delle istituzioni italiane, (Consolati, enti culturali, scuole italiane all’estero attualmente in uno stato di deplorevole abbandono, iniziando dalla situazione parigina). Occorrerà una puntuale programmazione con gli organismi elettivi degli italiani (Comites, CGIE), con l’asso-ciazionismo democratico, con l’insieme degli organismi impegnati alla tutela e alla promozione sociale e umana della comunità nazionale, e ai problemi sociali e dell’integrazione.
Per lei si tratta solo di un rientro nella grande politica poichè già negli anni ‘80 frequentava i Comitati Centrali del PCI di Berlinguer prima, e di Natta poi. Ha ritrovato a Montecitorio molti compagni del Partito di allora? Naturalmente. Ho trovato quasi tutti i protagonisti dei radicali cambiamenti degli anni Novanta. Un gruppo Dirigente giovane e preparato a vincere la sfida del cambiamento e porsi l’obiettivo del governo.
Lo stesso Giorgio Napolitano era Dirigente di spicco del PCI. Cosa ha provato quando invece di eleggerlo alla segreteria del Partito l’ha votato per eleggerlo alla Presidenza della Repubblica? Giorgio, un maestro di vita. Uno stile pacato. Una gentile, rispettosa interpretazione della battaglia politica. Capacità di analisi e chiarezza del linguaggio, esenti da ogni supponenza intellettuale, fanno di Giorgio Napolitano un punto di riferimento essenziale per tanti compagni della mia generazione. Orgoglio e commozione. Il tremolio della mano a scegliere un grande Presi-dente. Ti accompagnano, caro Giorgio, gli auguri affettuosi degli italiani in Europa e nel mondo.
Oggi si deve misurare anche con gli alleati. Come è avvenuto il primo strappo tra i parlamentari dei DS e quelli della Margherita sulla nomina del vice Ministro degli esteri con delega per l’emigrazione, Franco Danieli? Nessuno strappo. Gli eletti dell’UNIONE, aderenti ai DS, hanno posto un problema di estrema semplicità. Il ministro o il vice Ministro degli Esteri con delega per i problemi degli italiani all’estero, anche partendo dalla novità storica del voto, sarebbe dovuto essere un eletto degli italiani nel mondo. Vi sono, nell’UNIONE, Dirigenti all’altezza di un pur così gravoso compito. Anche se così non è stato non è la fine del mondo. Lavoreremo con il nuovo Ministro con immutato impegno. Quali saranno gli interventi del governo verso gli emigrati? Spero e penso in riferimento ai problemi che abbiamo affrontato nel corso degli incontri con i nostri cittadini. Fra i più importanti la pressione continua su Bruxelles perché vengano rispettate le direttive dell’Unione per quanto riguarda i diritti civili e politici dei cittadini comunitari, i processi d’integrazione nella pari dignità delle radici culturali di ognuno, l’attenzione ai diritti degli anziani, l’utilizzo ad ogni livello dello straordinario patrimonio delle nuove generazioni in Europa e nel mondo.
Reggerà Prodi per cinque anni? Non ci possiamo permettere di gettare al vento, sciupare la casa della democrazia costruita con la partecipazione di oltre un milione di cittadine e cittadini italiani. Reggerà, sì, reggerà, per il bene dell’Italia e dei nostri connazionali nel mondo.
Nascerà, in Europa, il Partito democratico? Dopo un raccolto, se si è ben seminato, ne viene un altro ancora più copioso. Il cammino non è privo di pericoli. Incomprensioni e chiusure conservatrici sono sempre dietro l’angolo. Occorrerà la pazienza dei saggi unita alla consapevolezza del compito. La stella polare ci indica la meta. Una grande forza unitaria, componente peculiare delle grandi forze di progresso europee, per costruire una Italia ed una Europa solidali e progredite.
Attilio Tassoni realtà nuova giugno 2006