Il Pd a sinistra in Europa e nel mondo

La collocazione politica del Partito democratico nella scena europea e internazionale ha animato il dibattito dei dirigenti e dei militanti dei Ds e della Margherita alla vigilia del 14 ottobre 2007. Ma all’indomani delle primarie e dell’Assemblea costituente, questo tema ha perso la carica dirompente che tanti osservatori e commentatori profetavano. Argomenti, sovente strumentali, non hanno finora insidiato la formazione e lo sviluppo del Partito democratico. A tranquillizzare gli scettici e tutti coloro che temevano una deriva moderata del Pd sui temi di politica sociale, economica e internazionale, è intervenuto direttamente Walter Veltroni incontrando a Bruxelles gli eurodeputati del Partito del socialismo europeo (Pse) e dell’Alleanza liberaldemocratica. Scartata l’ipotesi di rassegnarsi alla divisione del Partito democratico in gruppi diversi in Europa, il presidente del Pse Poul Nyrup Rassmussen, ha assicurato la creazione di un “gruppo di saggi” per riflettere su una nuova dinamica politica per il centro sinistra in Europa, in ottemperanza all’impegno assunto dai partiti socialisti europei al VII° Congresso svoltosi a Oporto nel dicembre 2006, di aprire l’organizzazione del Pse ad altre culture riformiste, cattoliche, laiche e ambientaliste. Propositi né demagogici né opportunistici, poiché l’assise congressuale portoghese si è svolta alcuni mesi dopo la visita negli Stati Uniti di una delegazione del Pse guidata dal presidente del Gruppo al Parlamento europeo Martin Schulz. A Washington si tennero incontri tra socialisti europei e Democratici Usa per studiare tutte le forme possibili di integrazione e scambio politico tra le due organizzazioni. uesto è il quadro di relazioni politiche nel quale si muove il partito democratico che abbiamo costituito in Italia.  Una sinistra che s’allarga non significa che si disperde diluendosi nella cultura deldel rinnovamento istituzionale e del riformismo economico. relativismo politico. I democratici di sinistra decidendo di fondare insieme alla Margherita un nuovo partito non hanno rinunciato al ruolo storico di rappresentare le classi più deboli della società e puntare al cambiamento degli assetti sociali e della direzione di marcia di questo distorto sviluppo economico. Una sinistra che s’allarga è tesa a costruire nuove alleanze per rendere più forti i protagonist. La battaglia contro i nuovi “cesarismi” va combattuta insieme ad altre forze autenticamente democratiche, per costruire un modello politico che “aspira all’uguaglianza, al dialogo e all’esercizio dei diritti di ciascuno e di tutti”. In Svizzera non è forse avvenuto questo? Il partito socialista guidato dal compagno Hans-Jürg Fehr è stato sì sconfitto alle elezioni, ma non ha perso la battaglia politica, perché in Parlamento ha partecipato alla costruzione di un’alleanza per dare al Governo elvetico, e quindi al Paese, un’altra politica e un’altra immagine. Non dico che sia stata costruita un’alleanza di centro sinistra, sicuramente è stato sconfitto il disegno politico della destra.  L’Italia ha bisogno di trovare la stabilità istituzionale, sia per quanto riguarda la politica interna sia per quella estera. La riforma elettorale va fatta per assicurare al Paese un governo stabile in grado di decidere. E in campo internazionale gli impegni da assolvere sono molteplici: negli organismi internazionali (membri del G8 e del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dell’esecutivo dell’Unesco e di quello dei diritti umani delle Nazioni Unite) e negli scenari di guerra (dall’Afghanistan al Kosovo). Il Partito democratico, che in Italia è nato per rinnovare la politica e cambiare il Paese, in questi mesi sta coinvolgendo milioni di persone nella costruzione di 8 mila circoli, dei quali molti anche in Svizzera. Un’impresa tesa a costruire un partito vero, di uomini e di donne, in carne ed ossa, di massa direi, per radicarsi nel territorio. Io sono per questo tipo di partito, non per il partito del leader, forte e compatto sui media ma debole e liquido nella società. Per essere più chiaro, guardo al modello tedesco, alla vecchia e cara Spd, forte non solo di elettori, ma anche di iscritti.

Gianni Farina PS Svizzera, 7 febbraio 2008