La rivolta degli esclusi - Una ribellione senza speranza

Non si capirebbe l’esplosione di rabbia  che si rinnova ciclicamente a Parigi e nelle aree urbane dell’esagono se non si partisse dalle nuove precarietà, dalla disoccupazione di massa, dalla segregazione, dall’esclusione. La classe operaia, possente e organizzata, ha ceduto il posto ad un nuovo proletariato di servizi, disperso e invisibile : impiegati del commercio, personale addetto ai servizi, autisti, addetti alle manutenzioni, rappresentano da soli più di cinque milioni di attivi, tre volte di più degli operai qualificati della grande industria, figure  centrali della vecchia classe operaia. L’aleatorietà dei rapporti di lavoro tocca tutto e tutti, tuttavia, in gradi diversi. Tali nuove forme di ineguaglianza sono molto più profonde che nella più parte degli altri paesi dell’occidente. Generano disparità di stato sociale inedite, assai specifiche della realtà francese, creano le condizioni del degrado, rappresentano una delle cause fondamentali che portano all’emergere della nuova architettura sociale. Molto più che la mondializzazione, è l’economia volta verso la produzione di servizi che trasforma le condizioni salariali (gli stessi mestieri tradizionali del mondo del lavoro operaio, si esercitano attualmente e maggiormente nei servizi, creando, nel contempo, una nuova e inedita classe operaia) In definitiva, è sorto l’operaio di massa addetto ai servizi. Tale situazione ha reso altamente difficile l’identificazione dei problemi comuni all’insieme dei lavoratori, ha portato alla scomparsa del senso di identità collettiva, ha reso impervio l’agire delle forze sociali (sindacato) di fatto impotenti nei settori dei servizi. Per i salariati, l’eterogeneità e la molteplicità di arrangiamenti e accordi locali, nel contesto delle nuove micro imprese capitalistiche,  sono la fonte di un sentimento diffuso di ingiustizia, d’arbitrio e di invisibilità del mondo del lavoro. La nuova «aristocrazia capitalistica e del sapere », per usare una felice espressione di  Lionel Jospin, si sta progressivamente ammassando in particolari quartieri privilegiati, lasciando agli altri lo spazio del degrado. In sintesi, un fenomeno di separazione territoriale tra ricchi e poveri estremamente accentuato rispetto a dieci, venti, trenta anni anni fa. I quartieri ad alto rischio delle periferie urbane non sono altro che un drammatico processo di separazione all’interno della società francese. Diseguaglianza territoriale, estese zone di ingiustizia sociale, costituiscono il cancro della repubblica. Il tumore, sono i quartieri, (le banlieues parigine, per esempio ) ove vive una popolazione che riassume in se tutti i problemi della società. Problemi di ordine economico, sociale, culturale, del rispetto della laicità nel contesto delle convinzioni di ognuno. vive l’ingiustizia sociale e l’ineguaglianza nella scuola, nella ricerca di un alloggio o del lavoro. È la polveriera che ha creato i presupposti delle esplosioni del passato, crea quelle del presente, prepara le sommosse future.

I GIOVANI, LA SCUOLA Formalmente egualitaria, fondata sulla parità delle opportunità per ogni categoria sociale, per ogni figlio della Francia solennemente ispirata ai valori impressi nel tricolore (egalité-liberté-fraternité), il sistema scolastico francese è totalmente inadeguato a forgiare la società del divenire, a costruire quel soggetto pensante collettivo ricco dell’etica della solidarietà, che opera e si riconosce in alcuni essenziali valori: Che sono, in definitiva, il cemento con cui si compatta una nazione, ne si assicura il benessere, il  rapporto tra la gente. La pari « dignità delle diversità », se mi è consentita  una affermazione forse un po’ troppo abusata. I figli dei benestanti frequentano la scuola primaria nelle zone residenziali, i figli del proletariato e degli immigrati, la primaria nelle banlieues (strutture scolastiche fatiscenti, giovani insegnanti impreparati a vincere la sfida dell’apprendimento, insicurezza , cultura della separatezza e dell’emarginazione. Fanno epoca le storie delle famiglie che si sottopongono  a sacrifici inaccettabili o individuano sotterfugi residenziali, per strappare i loro ragazzi ad un destino già scritto. La scuola delle banlieues di ogni città di Francia, un problema, vorrei dire, una tragedia conosciuta. L’accesso al liceo è legato ad un punteggio frutto della valutazione dell’insegnante e del consiglio di classe con le conseguenze immaginabili. Una sistematica e camuffata selezione di classe, sino ai giovani  portati a mentire sui loro CV, sul loro nome d’immigrato o sul loro indirizzo, per arraffare uno stage per  l’apprendistato o per accedere almeno a quel liceo professionale alternativo che prepara i periti tecnici. La repubblica sta seduta su una polveriera, prepara inconsciamente il suo disastro. È la fine di un sogno.
I SOGNI DEI POPOLI Ogni popolo ha un sogno. I milioni di immigrati italici partirono per le americhe (tali venivano chiamate tutte le terre d’oltre oceano) per realizzare un sogno : riscattare un destino di abbandono e di povertà attraverso una straordinaria avventura umana :tanti ci sono riusciti, altri no. È la storia nostra. Vi è il sogno americano, costruito su valori nobili e meno nobili, ma che è in ogni modo un sogno. Lo è per l’aristocrazia capitalistica che regge la sfida della globalizzazione. Lo è stato per i nostri immigrati. Fu il sogno di Martin Luter King nella lotta per rivendicare l’appartenenza a pieno titolo ad una nazione, uno spazio a pari dignità sullo stendardo a stelle e strisce. Vi è stato il sogno inglese, di una nazione che dominava il mondo attraverso i mari. Vi è stato il sogno francese. La rivoluzione, i diritti universali. Quelle tre magie (liberté egalité fraternité) che incendiarono il mondo, ancora oggi vive e vitali. Ho usato il passato. Gli incendiari che odiano solo se stessi, per usare una felice espressione di André Gucksmann - sono la fine di un sogno. La sintesi di una abissale distanza tra il paradiso della notte e l’inferno di ogni quotidianità. Odiano solo se stessi perché non hanno o non stanno realizzando quel sogno. Riscattare, da figli di immigrati o di proletari francesi, il destino dei padri. È il disprezzo per una società che ha ripudiato, se non nelle manifestazioni esteriori, i valori su cui é nata.
LA NUOVA EUROPA L’Unione d’Europa  può essere il pilastro per nuovi e rinnovati valori. Per quei giovani francesi, perché non siano portati a odiare solo se stessi. Per i giovani italiani. Per tutti i giovani d’Europa.  Per superare la crisi, avremo bisogno, in Italia e in Europa, di statisti illuminati capaci di indicare il progetto oltre i confini degli egoismi nazionali.
On. Gianni FARINA Delegazione italiana al Consiglio d’Europa La Pagina, 1. Aprile 2009