"Procederemo con la massima serietà"

La Giunta per le elezioni della Camera ha istituito, quasi all'unanimità, il Comitato di verifica nazionale per il riconteggio di tutte le schede, siano esse bianche, nulle, contestate, non assegnate o valide, per le elezioni dei deputati alle votazioni dello scorso aprile. Il riconteggio inizierà con un primo 10% dei seggi, ma riguarderà il solo voto nazionale. Resta, dunque, per il momento escluso dalla verifica quello della circoscrizione estero. Se, però, emergeranno irregolarità significative si riconteranno tutte le schede, forse, ma non è ancora chiaro, anche quelle giunte da tutto il mondo per corrispondenza. L’esame di questo primo 10% dovrebbe concludersi entro la fine del luglio 2007: si tratta di circa 6mila seggi in tutta Italia, che, ha spiegato all’Aise Gianni Farina, membro della Giunta e deputato eletto all’estero per L’Unione, "verranno determinati in base ad una scelta di carattere statistico e scientifico". "Il comitato sarà composto da membri della Giunta e vi saranno rappresentati tutti i gruppi politici presenti in Giunta"; poi "sarà scelto all’unanimità e su proposta concordata un presidente del Comitato esecutivo che sarà esterno alla Giunta, il quale sarà incaricato di vagliare i sistemi più moderni per la scelta dei seggi". In che modo, praticamente, avverrà il riconteggio? Verranno riprese tutte le schede dei seggi "campione" e ricontrollate? "Sì, i seggi verranno controllati totalmente, nella loro integrità e sistematicamente. E, se verranno fuori delle incongruenze altamente contrastanti con il risultato ufficiale, si vedrà poi come procedere. D’altronde sono già note le dichiarazioni rilasciate in queste settimane e bisogna procedere con il massimo della serietà".
Nell’eventualità in cui dovessero emergere tante irregolarità da dover ricontare tutte le schede, allora verranno prese in considerazione anche quelle della circoscrizione estero? "Quello sarà un discorso separato. Alcune forze politiche hanno già chiesto il riconteggio di tutte le schede all’estero, come d’altronde hanno fatto per l’Italia. Personalmente, sono dell’opinione che occorra introdurre dei miglioramenti nella legge istitutiva n.459. Anche se la legge è nel complesso buona, è però evidente che ha bisogno di miglioramenti. Ad esempio, nel momento in cui la proposta di legge fu ideata e approvata dal Parlamento, credo sia stato un errore concentrare tutti i seggi dall’estero, circa 800, a Castelnuovo di Porto e, conseguentemente, alla Corte d’Appello di Roma. Lì è successo di tutto e di più, ma era ineluttabile con 5mila dirigenti e 5mila pubblici ufficiali, 900presidenti di seggio, ognuno con 4 scrutatori. E naturalmente ogni partito e raggruppamento ha introdotto il problema della obbligatorietà della rappresentanza. Quindi la situazione era enorme e ingestibile". Ma per Gianni Farina in realtà il problema è a monte. "Se si vuole fare in Italia, lo scrutinio dovrebbe essere decentrato in quattro grandi città, per esempio Roma per l’Europa, Milano per il Sud America, Torino per il Nord America e Napoli per Australia e Sud Africa. In questo modo la scelta dei presidenti e degli scrutatori potrebbe avvenire con un minimo di ordine. Oppure, sarebbe ancora meglio cambiare la L.459 e procedere allo scrutinio nei Consolati di riferimento. Lo si è già fatto per tante elezioni dei Comites ed è andata molto bene".
Al di là di quello che accadrà con il Comitato di verifica, c’è la possibilità che in tempi più o meno brevi venga proposta una modifica alla legge in questo senso? Lo dovremo fare noi eletti all’estero. Personalmente, in ogni occasione, sia all’interno de L’Unione sia in riunioni pubbliche ed anche durante l’ultima assemblea del Cgie, ha sostenuto che la legge è buona, però occorrono assolutamente alcune modifiche sostanziali". A ciò si aggiunga un’altra importante questione che, secondo il deputato de L’Unione, bisogna risolvere: "la questione dell’Aire e dell’Anagrafe consolare, per la quale sostengo da sempre - con qualche attenzione, ma anche molti contrasti - che occorre istituire l’anagrafe degli elettori italiani all’estero, cioé l’obbligatorietà dell’iscrizione volontaria all’anagrafe degli elettori italiani all’estero. In Francia, in Usa e nelle grandi democrazie avviene già così. Con questo sistema si ottengono due risultati molto chiari. Innanzitutto si costruisce un’anagrafe perfetta, perché il cittadino italiano, potenziale elettore, si reca al Consolato e si iscrive dando i propri dati - nome, cognome e ultimo indirizzo - esprimendo così la volontà di votare. E, naturalmente, si semplifica e riduce il numero degli elettori, raggiungendo uno straordinario livello di serietà. Diminuendo il numero degli elettori, infatti, si potrebbe anche introdurre un sistema di spedizione più attento, meno sottoposto a eventuali disonestà soggettive. Si potrebbe, ad esempio, decidere di inviare le schede con una raccomandata con avviso di ricezione. Così l’elettore ricevrebbe la scheda di voto e poi ognuno sarebbe di fronte alla propria coscienza e potrebbe decidere tre cose: buttare la scheda nel cestino, votare con serietà oppure incaricare qualcuno a votare per lui".
Però almeno lo Stato saprebbe che quella scheda è arrivata e alla persona giusta... "...sì, ne avrebbe la conferma assoluta. Credo che, in generale, ciò sia avvenuto ugualmente, ma è chiaro che qualche disfunzione c’è stata". Per Gianni Farina, però, la "disgrazia vera" è stata un’altra: "i senatori eletti all’estero sono stati decisivi per la maggioranza e se questo non fosse successo nessuno avrebbe parlato di elementi di disonestà o di atti che hanno messo in pericolo la regolarità del voto. Tutti avrebbero salutato la consultazione come un evento di straordinaria importanza, quale è. Purtroppo, per una coalizione i senatori sono stati decisivi e questo ha prodotto un elemento di disturbo".
C’è la possibilità che i parlamentari eletti all’estero di entrambe le coalizioni si mettano d’accordo per buttar giù questa proposta di modifica della Legge 459? "È quello che auspico e che ho ribadito anche durante l’assemblea del Cgie. Abbiamo l’esempio storico delle donne, che in questi ultimi decenni, al di là della collocazione partitica e qualche volta persino dei valori, sui temi specifici che le riguardano hanno sempre saputo trovare momenti di grande unità. Sono convinto che anche noi parlamentari eletti all’estero, se pur ognuno collocato nel proprio schieramento, dobbiamo trovare forme e modi di poterci incontrare, discutere e presentare temi e battaglie comuni all’attenzione del Parlamento. Serve un’organizzazione di coordinamento degli eletti all’estero, che ci aiuti ad affrontare insieme quei temi specifici sui quali non ci possiamo dividere, perché gli interessi delle nostre collettività sono evidenti e identici per tutti".
Parlare di una tempistica per il momento è azzardato "Non abbiamo ancora trovato l’occasione di riflettere seriamente come io auspico".
Ma la disponibilità c’é? "Assolutamente".
Raffaella Aronica aise, 15 Dicembre 2006