"Salviamo la Casa d’Italia di Zurigo"

Giovedì 22 gennaio l’Onorevole Gianni Farina (Pd) ha presentato alla Camera dei Deputati un’Interrogazione parlamentare al Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini per chiedere un intervento immediato del Governo allo scopo di  garantire la sicurezza e l’agibilità futura della Casa d’Italia di Zurigo. Lo Stato italiano, su volontà dell’allora Ministro degli Affari Esteri Dino Grandi, nel 1930 acquistò il terreno e l’anno successivo fece iniziare i lavori per l’edificazione che terminarono nel 1932. Il titolare della Farnesina nei prossimi giorni dovrà fornire le chiarificazioni necessarie sullo stato della Casa d’Italia.
On. Farina, come mai si è fatto promotore di questa iniziativa?
Perché ho udito un grido di allarme lanciato proprio da Zurigo, per l’amore verso la città ricca della presenza di una italianità patrimonio collettivo della città sul Limmat. Recentemente è stato costituito un comitato impegnato a promuovere azioni per salvare la Casa d’Italia, perché l’edificio non solo non è più adeguato ai tempi, ma non rientra nelle normative locali circa la sicurezza. Voglio sottolineare che la Casa d’Italia di Zurigo, costruita negli anni ’30 in pieno periodo fascista, è testimone di pagine significative della storia degli italiani in Svizzera. Per segnalare al Ministro Frattini le origini e l’importanza dell’edificio, nell’interrogazione mi sono avvalso di ampi stralci della ricostruzione storica di quegli anni pubblicata dal sito del Ctim svizzero. La storia della Casa d’Italia del Dopoguerra è recente e molti la conoscono. Seppure in tono minore, ancora oggi, nel segno di come fu concepita dall’allora Ministro degli Affari Esteri del Governo Regio, Dino Grandi, conserva un’impronta di marcata italianità.

Quindi lei ritiene che sia un bene al quale la comunità italiana non può rinunciare?
E come potrebbe. Oggi nella Casa d’Italia hanno sede scuole e importanti enti: 1 Scuola Elementare Italiana Statale; 1 Scuola Media (privata) Paritaria (Enrico Fermi); 1 Asilo; il Comites; il Casli (Ente Gestore dei Corsi di Lingua e Cultura); il Bar, ritrovo per gli italiani la sera e il fine settimana; 1 salone per le manifestazioni pubbliche e private. Io ritengo che ora occorra raccogliere la sfida lanciata dalle istituzioni svizzere locali e compiere un salto di qualità. E come? Il Comune di Zurigo impone al Consolato italiano di apportare interventi di manutenzione per assicurarne l’agibilità, soprattutto in considerazione che la maggior parte degli utenti è costituita da bambini e scolari. La richiesta non offre molti margini di mediazione: lo standard dei livelli di sicurezza deve essere compatibile con le normative svizzere. Inoltre, dobbiamo aggiungere, che gli impianti elettrici e sanitari sono obsoleti e usurati. Un preventivo sommario di spesa ritiene che saranno necessari almeno 1,5 - 2 milioni di franchi. Si tratta di una somma che uno Stato può affrontare per ristrutturare un demanio pubblico situato in una città di prestigio come Zurigo.

La Finanziaria del Ministro Tremonti non prevede spese facili…
I soldi si possono e debbono trovare: dentro il bilancio del ministero degli Esteri o con interventi straordinari (leggina ad hoc o nel prossimo decreto  legge mille proroghe e altro). Al di là del giudizio estremamente negativo sull’impianto complessivo del lavoro svolto dal Super Ministro dell’Economia, a cominciare dai tagli contro gli italiani all’estero, io penso al valore del demanio e del patrimonio dello Stato italiano. Voglio citare al riguardo alcune cifre. Nell’ottobre del 2007 è stato portato a compimento un pluriennale lavoro di censimento del patrimonio immobiliare dello Stato effettuato dall’Agenzia del Demanio. I risultati sono stati illustrati alla Commissione Finanze della Camera dei deputati. I dati raccolti riguardano circa 30 mila beni di Stato: 20 mila sono edifici, 10 mila sono terreni. Il Ministero degli Esteri negli ultimi anni ha investito anche nella costruzione di immobili, in particolare a Tokyio (Cancelleria e Istituto Italiano di Cultura progettati dall’architetto Gae Aulenti), che per il loro ruolo simbolico costituiscono un biglietto da visita anche della qualità dell’architettura del design nazionale. Nella relazione di cui sopra, per le concessioni e locazioni, tra il 2001 e il 2006 sono stati incassati per canoni e indennità varie, circa 1.141 milioni di euro. Una somma ingente che può essere in minima parte reinvestita.

Ma una volta non si diceva che il demanio era inalienabile?
Certo, come prescriveve il codice civile all’articolo 823. Poi una legge del 2001 è intervenuta ed ha attribuito all’Agenzia del Demanio il “compito di perseguire il soddisfacimento dell'interesse pubblico adottando criteri di economicità e di creazione di valore economico e sociale nella gestione del patrimonio immobiliare dello Stato”. L’Agenzia del Demanio è nata dalla suddivisione e dal conferimento delle funzioni del Ministero delle Finanze alle quattro Agenzie Fiscali (Entrate, Territorio, Dogane e Demanio) istituite nell'ambito della nuova organizzazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze a seguito del Decreto Legislativo n° 300 del 1999.

Quindi la Casa d’Italia potrebbe anche essere venduta?
È un’opzione come quella scelta tra le altre per le sedi consolari in Lussemburgo e a Grenoble, in Francia. Voglio solo ricordare che tra il 2001 e il 2006 le vendite hanno prodotto introiti per 5,2 miliardi di euro. Ma io faccio un appello a tutti, come penso farà il comitato costituitosi a Zurigo per la salvaguardia della Casa d’Italia, contro la dismissione di una struttura che conserva una memoria storica unica e di straordinario valore. Noi dobbiamo chiedere, tutti insieme, al Ministro degli Affari Franco Frattini e al Ministro Giulio Tremonti che la Casa d’Italia non può essere considerata solo un capitolo di bilancio. Qui si tratta di un simbolo di una comunità che rappresenta storia, cultura e identità nazionale.

La battaglia si può vincere?
Se condotta tutti insieme sì. Con un grande progetto di rilancio sul quale lavorerà il comitato testè costituitosi. La Casa d’Italia deve tornare ad essere il luogo centrale delle attività sociali, culturali e politiche dell’emigrazione italiana a Zurigo e nel contesto svizzero. 

La Pagina, Svizzera 23 gennaio 2009