“450 mila euro di contributi integrativi per gli Enti gestori”

Oltre ai tagli ordinari del 45% subiti in seguito alle misure restrittive della politica di Bilancio del Ministro delle finanze italiano negli ultimi tre anni, gli Enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera si sono visti ridurre di un altro 20% i loro contributi per effetto del tasso di cambio Euro-Franco svizzero. Dai 3 milioni e 400 mila euro del 2008 i contributi sono passati a 1 milione e 780 mila euro di quest’anno. In franchi svizzeri la riduzione è stata molto più consistente: i 5 milioni e 400 mila franchi del 2008 sono diventati 2 milioni e 400 mila. Il taglio in euro del 45%, per effetto del cambio negativo euro-franco svizzero è lievitato al 55% per gli Enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera. Sono i dati emersi nel corso della conferenza organizzata a Basilea dalla Fondazione Ecap e dalla Fopras, nella quale sono intervenuto, sul tema "Quale futuro per i corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera".
Occasione in cui è stato ribadito come, a quasi vent’anni dalla gestione mista che vede impegnati sullo stesso campo istituzioni pubbliche e privati sociali, la situazione sia diventata "insostenibile" per gli Enti gestori. L’entità dei tagli è tale da mettere in seria discussione il futuro dei Corsi. In alcune aree della Svizzera è stato sospeso il servizio scolastico e in altre è stato ridotto a scapito della qualità. Sono stati soppressi 151 Corsi, gli alunni da 15 mila sono passati a 13 mila e 400, tre Enti gestori hanno cessato l’attività, un Ufficio scolastico è stato chiuso e un altro è in procinto di chiudere. Per far fronte alla drastica riduzione dei contributi ministeriali, gli Enti gestori hanno dovuto rimediare con l’applicazione volontaria delle quote di partecipazione da parte dei genitori degli alunni, le quali nell’anno scolastico 2009 – 2010 hanno raggiunto la considerevole somma di 1 milione di franchi. Oltre ai problemi finanziari, emergono anche contrasti nella gestione comune tra Enti gestori e consolati. In Svizzera, però, il dibattito sulla lingua italiana assume una rilevanza più significativa rispetto ad altri Paesi: lì, l’italiano è lingua nazionale. Sono molto d’accordo con la presa di posizione della Conferenza federale dei direttori dell’educazione, nella quale si sottolinea che "perdere una lingua significa smarrire la memoria, affievolire i valori della convivenza, costruire, in definitiva, la Leichtkultur che robotizza e disumanizza la società". A Basilea ho rilanciato l’idea di promuovere in Svizzera un convegno nazionale sulla lingua italiana e ha ricordato la proposta sottoposta ai presidenti dei cantoni di San Gallo, Ticino e Grigioni, al Direttore dell’Ufficio culturale della Confederazione, all’Ambasciatore d’Italia in Berna e al Presidente del Comites di San Gallo.
Inoltre mi sono assunto l’impegno di presentare un’interrogazione parlamentare (depositata alla Camera dei Deputati martedì 5 aprile 2011) per chiedere al Ministro Franco Frattini di "valutare urgentemente la possibilità che gli enti possano presentare domande di contributo integrativo per compensare le perdite di cambio di 600 mila franchi svizzeri e poter continuare con successo l’opera d’insegnamento considerata valida e positiva, con l’impiego costante dei docenti, l’ampliamento dei corsi e l’aumento degli alunni, l’avvio di progetti di certificazione, l’estensione dei corsi alle prime e alle none classi, la realizzazione di progetti di insegnamento bilingue il frutto di un impegno intelligente e appassionato".

On. Gianni Farina Roma, 6 aprile 2011