L’Accordo del ’74 è da rinegoziare?

Il Consiglio federale discute del dossier ristorni. Pronta la lettera dei comuni italiani. Interrogazione parlamentare dell’On. Gianni Farina.

La Svizzera intende rinegoziare con l’Italia l’attuale accordo sull’imposizione alla fonte dei frontalieri che lavorano in Ticino. Lo ha annunciato ieri la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, durante la consueta conferenza stampa del Consiglio federale al termine della sua seduta settimanale. Per la ministra, l’intesa con Roma – diversamente da quelle siglate recentemente con altri Stati confinanti, come l’Austria – risale al 1974, quando ancora non si parlava di libera circolazione delle persone. «Ora le cose sono cambiate», ha rilevato Widmer-Schlumpf, rifiutando di precisare se il futuro tasso di ristorno sarà inferiore a quello attuale (ora 38,8%, rispetto al 12,5% in vigore conVienna). «Aquesto stadio è meglio non parlare delle future aliquote», ha sottolineato. Berna, ha aggiunto la responsabile delle finanze, intende inoltre siglare al più presto un nuovo accordo di doppia imposizione con l’Italia, dossier aperto nel 2001 e che da un paio d’anni marcia sul posto. Una settimana fa, come noto, il Consiglio di Stato Ticinese, a maggioranza, ha deciso di congelare il versamento del 50% (circa 28 milioni di franchi) della somma dovuta all’Italia relativa alle imposte alla fonte incassate dai lavoratori frontalieri. Decisione che Bellinzona ha comunicato anche al Consiglio federale. Con questo gesto, il governo ticinese spera di convincere Roma e Berna a negoziare un nuovo accordo di doppia imposizione, affinché la Svizzera venga stralciata dalla lista nera deiPaesi poco cooperativi in materia fiscale, stilata dall’Italia. La decisione delConsiglio di Stato «non ha nuociuto»; anzi, «ha dato una spinta», ha dichiarato Widmer-Schlumpf alla Rsi. Nel frattempo l’Associazione italiana dei Comuni al confine col Ticino ha formalizzato le proprie preoccupazioni.

Sabato scorso nel corso di un incontro a Ghirla (una decina di chilometri da Ponte Tresa) 54 sindaci varesotti avevano espresso tutti i loro timori per l’incertezza di un’entrata fiscale che è ossigeno puro per le casse esauste dei Municipi, già fortemente colpite dalla riduzione dei trasferimenti del governo centrale che vanno riducendosi di anno in anno e che, dopo l’ultima ‘manovra’ fiscale di Tremonti, saranno ulteriormente penalizzati. La lettera contiene un invito alla Confederazione perché rispetti l’Accordo del 1974 e un pressante appello al governo italiano e ai suoi ministri lombardi (Bossi,Maroni, Calderoli e Tremonti soprattutto) perché facciano presente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, pure lui lombardo, la difficile situazione delle piccole amministrazioni di confine. Nella lettera non ci sono minacce di rappresaglie, ma solo la richiesta che si avvii al più presto l’incontro italo-svizzero che il Ministro degli esteri italiano Franco Frattini dovrebbe convocare (ma del quale non c’è ancora traccia) per aprire il confronto sui numerosi temi di fiscalità aperti fra i due Paesi. La missiva sarà anche firmata dai Municipi di confine comaschi e della provincia di Verbania e inoltrata con tutta probabilità domani. Il passo compiuto giovedì scorso dal Consiglio di Stato fa discutere anche a Roma. In un’articolata interrogazione ai ministri Tremonti e Frattini presentata ieri alla Camera dei deputati, Gianni Farina (Pd) definisce quella presa dal governo ticinese una decisione «grave, inspiegabile e di assoluta miopia politica». Secondo il parlamentare italiano del Partito democratico, il blocco del 50% dei ristorni derivanti dalle tassazioni alla fonte sui salari dei lavoratori frontalieri «mette in serio pericolo l’ordinato sviluppo delle relazioni economiche tra i due Paesi e in particolare tra le entità statali e regionali di confine della Confederazione elvetica e dell’Italia». Farina chiede quali azioni il governo italiano intenda intraprendere «per il superamento delle attuali difficoltà e per ristabilire un rapporto pieno di collaborazione con il governo federale elvetico nell’interesse dei due Paesi».
ATS/M.S./RED. La Regione Ticino, 6 luglio 2011